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28/07/2010, 05:30

Si scoprono gli altarini
Obama cade nel fango

Il destino dei progressisti che pensano di vincere la guerra senza la tradizione americana. REGNO UNITO Cameron sta dimostrando di saper guidare con Clegg

Barack Obama e il generale Stanley McChrystal Si scoprono gli altarini e l'aura di Obama cade miseramente nel fango. È il destino dei progressisti che pensano di vincere la guerra senza la tradizione americana. Perché proprio quella tradizione - che si incarnava in George Bush Jr., secondo la propaganda obamiana - aveva rovinato l'America, rendendola irriconoscibile. Domenica sono andati in pasto ai golosi e pruriginosi navigatori on line una miriade di documenti di guerra, diari di guerra dal fronte dell'Afghanistan. «Kabul War Diary»: divertitevi, cari lettori, sul sito ormai passato alla leggenda: wikileaks.org. La Casa Bianca è in preda al panico. Il Pakistan, grande alleato degli USA, da cui prende bilioni di dollari, ha sostenuto, dati alla mano, gli insorgenti talebani. Tradotto in volgare: alto tradimento. Un autorevole esponente del gruppo obamiano ha confessato: «Non sappiamo come reagire». E ha aggiunto che questo fatto crea una «cattiva atmosfera» nella stanza dei bottoni e tra la gente comune. Precisazione puntuale, ci era sfuggito il quadro della situazione. Roba da matti. Lo status quo in Afghanistan, definito da molti autorevoli generali - quelli che la guerra la fanno davvero, sul campo - inaccettabile, diventa esplosivo se, al sacrificio di uomini e mezzi, si aggiunge la tragica verità di essere allo scoperto, alla mercè dei talebani. Sostenuti dai pakistani.


Una situazione che anche l'amministrazione Bush ha in qualche modo tollerato o subìto, sono anni di connessioni sul campo tra i talebani, altri gruppi militari e l'agenzia di spionaggio del Pakistan, la ISI (Directorate for Inter-Services Intelligence). L'audace e intraprendente capo ufficio stampa della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha cercato di tenere botta, come si dice, ma forse ha peggiorato la situazione. I fatti sono testardi e, d'altra parte, la questione va ben al di là di queste rivelazioni sul complesso fronte afghano. Il punto è Obama stesso. I suoi nemici non sono soltanto i talebani, sostenuti magari dai pakistani. I suoi nemici vivono, anzi convivono con lui, vanno alle feste insieme alla sua famiglia, lo incensano e lo mandano avanti a fare l'utile idiota per un non meglio definito risanamento morale degli States. Operazione disfatta. Questo il suo vero nome. Gli USA stanno vivendo un momento difficile, delicatissimo.


Un grande pensatore come Lee Harris, punta di diamante della prestigiosa Policy Review, ha dato un nome alle cose, nel suo ultimo denso saggio: «La prossima guerra civile americana». Ovvero: «La rivolta populista contro l'élite liberale». I liberal stanno mutando il Dna della realtà culturale e antropologica dell'America. La cultura repubblicana, ma anche derivante dalla scuola di Christopher Lasch - il populismo democratico - è in guerra con le ideologie circolanti nelle élites salottiere, radical-chic e nichiliste vicine a Obama. E Obama rischia grosso. Si può anche vincere il mid-term, ma perdere progressivamente l'America. Lo strato profondo degli States, radicato in un'idea di libertà e in un inossidabile background cristiano e laico si sta ribellando. Newt Gingrich ha scritto un saggio bomba contro Obama e la sua ideologia, connettendo il «socialismo» bonsai del Presidente alla sua propensione radical-chic e sostanzialmente anti-americana. Non è solo propaganda. Non si tratta del solito gioco fra politicanti del GOP (i Repubblicani) e la vecchia guardia dei parrucconi liberal. C'è molto di più. Il sistema obamiano è estraneo alla sensibilità del popolo americano. Anche democratico.

 
La guerra in Afghanistan è stata gestita grottescamente da Obama e dalla sua amministrazione. Gingrich ha scritto che la «Cordoba House», la moschea, non può essere costruita vicino a Ground Zero. Dovrebbe essere scontato. Ma non lo è. L'equivoco culturale sull'identità americana cresce ben protetto da Obama. «Nessuna moschea. Nessun auto-inganno. Nessun abbandono. Ora è il tempo di rimanere saldi». Così chiude Gingrich. Se questa non è la nuova guerra civile americana, poco ci manca.

 

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Raffaele Iannuzzi

28/07/2010

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