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27/07/2010, 05:30

Europei in viaggio, italiani al lavoro

Stakanovisti: aumentano (+18%) i giorni di riposo accantonati. Non si va in vacanza a causa della crisi. Molti preferiscono saltare le ferie. VANTAGGI chi resta fa affari, legge e si rilassa

aeroporto Italiani sempre più poveri, tanto da non potersi permettere le agognate vacanze? Lo sostiene Federalberghi, in una ricerca realizzata con il supporto tecnico dell’Istituto Emg Ricerche, e relativa all'estate 2010. Un’estate che vedrebbe ingrossarsi le fila di chi rinuncia a partire per difficoltà di budget .


Secondo i risultati dell'indagine, più di un italiano su due - il 54,9% - adduce a motivo delle mancate vacanze le ragioni economiche: e il 46,3%, contro il 43,8% dello scorso anno, parla esplicitamente di "mancanza di denaro". Dati che sembrerebbero confermare le più pessimistiche valutazioni circa le effettive condizioni in cui versa il portafoglio degli italiani, bersagliati dalla crisi: di fronte alla percentuale degli "spiantati", il 18,5% di chi dichiara "motivi di lavoro" come impedimento alla partenza impallidisce. Eppure, i "work-a-holic" nostrani che preferiscono l'ufficio alle ferie sembrano essere più di quanti si possa sospettare: lo si desume da un'altra ricerca, realizzata per Expedia da Harris Interactive e resa nota alla fine dello scorso mese. Secondo questa indagine, gli italiani sono i primi in Europa per stakanovismo: nel 2010, nonostante l'aumento medio dei giorni di ferie disponibili (32,5 rispetto ai 31 del 2009), i lavoratori italici hanno avanzato in media 6 giorni, con un aumento del 18,4% in confronto all'anno precedente. Per fare un raffronto, siamo secondi solo ai leggendari giapponesi, che accantonano 7,5 giorni di ferie (ma su un monte di ferie disponibili decisamente inferiore rispetto al nostro: 16,5 giorni annui, quasi la metà).

 
Anche in questo caso, parlando di lavoratori inde-fessi, si tratta di un italiano su due: quest'anno sono il 49%, rispetto al 44% del 2009, a pari merito con i danesi, e a debita distanza da americani (37%) e norvegesi (26%). A differenza dei nipponici, però, che dichiarano apertamente di essere troppo impegnati per riuscire a partire (almeno per il 45%), noi italiani siamo decisamente meno propensi ad ammettere che sia il lavoro la ragione per cui sacrificheremo le vacanze. Molto meglio piangere miseria, parlare di crisi, lamentare l'impoverimento, che fa chic e non impegna. E pazienza se la stessa ricerca di Federalberghi parla di un aumento del 20% della spesa stimata per la vacanza estiva (dai 710 euro del 2009 agli 853 del 2010); se conferma che il numero di italiani pronti a trascorrere in vacanza almeno una notte fuori casa rimane invariato (anzi, per essere precisi, aumenta dello 0,1%: dal 51,2% al 51,3%), e che gli indecisi sulle vacanze a luglio 2010 sono la metà di quanti erano a luglio 2009 (il 2,4% contro il 5%). Pazienza, soprattutto, se la stessa lamentela sulla crisi, declinata in salsa vacanziera, stride con i numeri che parlano di un'Italia alacremente all'opera: secondo la ricerca di Expedia, il 28% degli italiani dichiara di lavorare più di 40 ore la settimana, persino sotto il solleone di Agosto. Più che italiani poveri, verrebbe da dire: poveri italiani.

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Paola Liberace

27/07/2010

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