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27/07/2010, 05:30

Discoteche dei vip sotto sequestro

Milano: sigilli all'"Hollywood" e al "The Club" per una brutta storia di mazzette, cocaina e donne dello spettacolo. Nei verbali di Belen Rodriguez le notti stupefacenti nei locali modaioli.

Belen Rodriguez Corsi e ricorsi dei locali alla moda: una volta si chiamavano night, oggi sono le discoteche: ma come negli anni Settanta a Roma, col mitico Number One, la droga è ancora l'elemento coagulante di un successo effimero e di facciata, troppo aduso alla trasgressione che oggi si chiama sballo. Quarant'anni dopo, dall'altra parte del filo di un'Italia imbiancata anche d'estate dalla cocaina, ci sono due discoteche alla moda di Milano - l'Hollywood e il The Club - poste ieri sotto sequestro. Al centro belle donne, mazzette per ottenere licenze e le feste usate per corrompere i funzionari pubblici, altra forma di tangente. Questi gli ingredienti dell'inchiesta della Procura di Milano che ha fatto luce sul lato oscuro della movida milanese portando agli arresti domiciliari cinque persone: tra queste, Rodolfo Citterio, membro della Commissione comunale di vigilanza sui locali da cui dipendono licenze e permessi per aprire un'attività.

 
Inevitabile flash-back con le indagini che partono nel 2007: Frank Di Maio, pn di Milano, sta indagando sui «fotoricatti» di Fabrizio Corona quando s'imbatte in un giro di droga all'interno di alcuni locali vip milanesi. Viene arrestato un giovane pr, pusher dei vip, Pietro Tavallini. A quel punto comincia una «passerella» che alcune showgirl, chiamate a testimoniare davanti al pm, avrebebro volentieri evitato. I loro racconti, spiega il gip Giulia Turri che ha firmato l'ordinanza, diventano determinanti per la nuova inchiesta. Il 27 marzo 2007, Belen Rodriguez è davanti agli investigatori. «Ho fatto uso di cocaina - spiega - assieme a Francesca Lodo (ex "letterina", ndr), a casa sua, solo due volte». La bellezza argentina aggiunge: «Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche sera in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Mora, ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della coca».


Al riguardo la Lodo ha annunciato querela nei confronti della Rodriguez per le dichiarazioni rese nell'inchiesta. Peraltro, parlano della droga che hanno assunto nei bagni e nei privé dell'Hollywood e del The Club anche Alessia Fabiani e Barbara Guerra, mentre Tavallini racconta di aver visto anche «Aida Yespica e Ana Laura Ribas assumere cocaina». A quel punto la Mobile di Milano piazza telecamere nei bagni delle due note discoteche e riprende il via-vai di gente che entra per «pippare». È così che ieri sono finiti agli arresti domiciliari - con l'accusa di agevolazione di uso di droga - Davide Guglielmini e Alberto Baldaccini, soci delle due società che gestiscono l'Hollywood e il The Club, e Andrea Gallesi, che si occupa dei privé. Per anni i tre, stando al capo di imputazione, avrebbero consentito a pusher e clienti vip di trasformare bagni e privé in «luogo deputato allo scambio e al consumo di cocaina». Altri 9 gli indagati nel filone dello spaccio. Intanto, parallele corrono le indagini, sempre coordinate dal pm Di Maio e dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, su un giro di mazzette per «addomesticare» i controlli nei locali e rilasciare licenze.


Agli arresti domiciliari, oltre a Citterio, è finito il funzionario del Demanio Aldo Centonze, anche lui accusato di corruzione, concussione e falso. Nell'inchiesta figurano altri 10 indagati, tra cui l'ex vice direttrice generale del Comune di Milano, Rita Amabile (l'accusa è abuso di ufficio). Una tangente da 40mila euro l'avrebbe pagata a Citterio il titolare del «Qin». Mentre un'altra mazzetta sarebbe stata versata dal responsabile della «Capanna dello Zio Tom». Citterio, spiega il gip, aveva dalla sua una «fitta trama di conoscenze», la «autorità e il prestigio all'interno del Comune di Milano».

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Marino Collacciani

27/07/2010

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