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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

26/07/2010, 05:30

La vita non può essere un rave

Al techno-sballo di Duisburg una studentessa italiana fra i 19 morti. I giovani calpestati e asfissiati nella calca. L'AMICA DELLA VITTIMA: una tragedia evitabile.

Una foto tratta da MySpace mostra Giulia Minola, la ragazza italiana morta durante la Love Parade a Duisburg in Germania Come sono i nostri ragazzi? I nostri figli? La gioventù del mondo? È una vertigine, una morsa se cerchiamo di dirlo dopo Duisburg. Dopo tutti i colori di quelle magliette diventati poltiglia grigia. Una marea bituminosa che forse non annulla tutti i sorrisi, perché a qualcuno di quei ragazzi lo sballo impone la stessa smorfia e leva anche la reattività del pianto. Ma che certo raschia l'ingegno, la speranza, i progetti chiamati domani. Già, il futuro. È il futuro il buco nero dei giovani. E non si sta qui a puntare il dito contro il lavoro precario, l'impossibilità di dire: che farò, che cosa diventerò? Il futuro che manca è quello dell'animo, dell'idea di sé. Perché povertà, incertezza hanno attraversato tante epoche, tante città. Ma un sogno, un traguardo da puntare i giovani l'hanno sempre avuto. Ed è per questo che hanno sempre mostrato tanta fretta di crescere. Finora. E invece Duisburg dice ancora una volta - e sono troppe volte - che i nostri ragazzi sono senza identità. Che non hanno più il coraggio di crearsela, l'identità. Viene prima il gruppo, per non distinguersi. Quando non basta più, quando anche il gruppo chiede una scelta, allora il coraggio si trova nella canna, nello shortino. Nella coca, ché tanto ormai è alla portata di tutte le tasche. In un'escalation infernale. Cancellato il tempo, le distanze, i palpiti del cuore. Non c'è più ora per tornare a casa, né luogo troppo lontano.


E l'amore chissà? È un abbraccio inconsapevole, un patto che schiaccia l'indipendenza, la capacità di discernere. Gioventù bruciata, vecchia storia, diranno molti. Allora che cosa è cambiato adesso? Perché l'alcol, la droga perforano il cervello sempre prima? Perché il rito mortale di un rave party - sì, mortale anche quando non si muore, tanto è lo sciogliersi nell'indistinto, nel rumore che assorda, nella luce che acceca - diventa sempre più comune? Perché gli adulti non sanno fare altro che allargare le braccia, arrendersi all'ineluttabilità. Mio figlio beve i tre ultimi giorni della settimana, si ubriaca, vomita, fa l'alba in discoteca, dicono padri e madri. Ma mica gli si accappona le pelle, mica si indignano, mica tirano fuori coraggiosi no. Si sperdono anche loro nel pensiero debole. I giovani di oggi sono così, come faccio a oppormi, io solo? E il muro del bene e del male, di quello che non nuoce e di quello che è pericolo, comincia ad avere crepe, e poi - una spallata un giorno, una spallata un altro - si sgretola. Il pensiero debole, l'inanità s'allargano come una macchia d'unto. Ecco i rave party a Capocotta, ecco la festa di Capodanno alla Nuova Fiera di Roma. Si chiama «Amore», ma accade che nella poltiglia umana stuprano una ragazza. Il giorno dopo si duole la città, il Sindaco.


Così come ieri, il giorno dopo i dicianove morti della Love Parade - ancora amore, amore e morte, ma non è letteratura romantica, è orrore - la Germania ufficiale, la Cancelliera Merkel se ne esce prevedibile con un «Indagare perché non accada mai più». Macché, accadrà dieci e dieci volte ancora. Il sabba dei ventenni techno - con quello sguardo perso a ballare mentre l'amico è morto schiacciato, a dondolare fin quando la musica non zittisce - sarà un incubo con sequel. La photogallery di facce perdute per il rischio estremo rischia di essere troppo lunga, di mandare il tilt il computer. C'è quella di Meredith, per ricordarne una. Adesso ci sono quelle di diciannove persone. Della nostra Giulia Minola, che era in giro per l'Europa, in vacanza. Che forse nel tunnel della morte ci è capitata senza aver neanche programmato la tappa a Duisburg. Che alla Love Parade è andata per aggiungere un'emozione in più al tour. Dicono gli psicologi che bisogna ascoltare i giovani, capire le loro solitudini. Dicono gli addetti alla protezione civile, alla pubblica sicurezza che con più controlli non sarebbe accaduto. Che con più vigilanza non accadrà più. Retorica. Qui si cerca di tappare una falla che parte troppo lontano, giù giù nell'abisso. L'allarme deve scattare prima. Chi è padre e madre deve perdere l'abitudine a rassegnarsi sussurrando «Fanno tutti così».

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Lidia Lombardi

26/07/2010

  • 31/08/2010 15:48 Lomba
    Avrei commentato contro la giornalista, ma ho visto che ci sono già abbastanza persone che l'hanno fatto e questo mi fa piacere, non essere solo è sempre un sollievo. Avrei commentato oggi perché è stata finalmente divulgata la presenza di un video che spiega che come sempre non sono i giovani, le droghe o gli altri demoni inventati dai media, a distruggere i "sogni e le speranze", ma la polizia. Chi dovrebbe assicurare la nostra sicurezza infatti, è sempre più spesso la causa dei nostri problemi, non solo qui dove la situazione è più grave che mai, ma in ogni manifestazione, in ogni corteo, ad ogni festa, chi crea confusione e violenza sono sempre le forze dell'ordine. Non è colpa dell'agente che si trova a fare qualcosa che non sa fare, la colpa è di chi decide come operare in certi casi.
  • 30/07/2010 13:15 Tak Spiegel
    Finalmente una giornalista che ha _veramente_ vissuto quelle situazioni e che può raccontarci quanto schifo facciano quegli ambienti. Peccato che non ci sia di sottofondo una struggente melodia di piano, sarebbe stato un perfetto servizio da studio aperto.
  • 29/07/2010 11:15 feledeo
    Sempre i soliti stereotipi,sempre i soliti pregiudizi. Lidia Lombardi forse lei non sa che alle Street Parade,ai rave,alle feste techno non vanno solamente un branco di debosciati ma vanno anche giovani che studiano o persone (anche meno giovani!) che già hanno un lavoro e sono "sistemati".Il fenomeno dei rave, della techno e della tekno attrae per motivi antropologici quelli delle radici tribali,dei suoni ripetitivi e della trance.La musica techno è proprio questo:una rivisitazione in chiave urbana dei suoni tribali.
  • 27/07/2010 02:08 UNA GIOVANE CON DEI PROGETTI PER IL PROPRIO FUTURO.
    Non sopporto l'ipocrisia con la quale molti di noi si permettono di parlare. Non sopporto sentirmi dire che i giovani di oggi non hanno sogni, non sanno costruirsi un futuro. "Il futuro che manca è quello dell'animo, dell'idea di sé. Perché povertà, incertezza hanno attraversato tante epoche, tante città. Ma un sogno, un traguardo da puntare i giovani l'hanno sempre avuto. Ed è per questo che hanno sempre mostrato tanta fretta di crescere. Finora. E invece Duisburg dice ancora una volta - e sono troppe volte - che i nostri ragazzi sono senza identità. Che non hanno più il coraggio di crearsela, l'identità" Voglio sapere da lei la differenza tra i giovani di oggi che si fanno le canne e si perndono gli acidi e i giovani degli anni '70 che facevani le stesse identiche cose.
  • 27/07/2010 02:08 I MIEI PROGETTI SONO COSI' GRANDI CHE NEMMENO POSSONO ESSERE CAPITI.
    Le persone che vanno alla Love Parade e si drogano, non lo fanno perché é la Love Parade. Lo fanno al difuori di quella situazione. E poi noi siamo il paese dei festini a base di escort e coca, sappiamo bene come funzionano queste cose, o no?! E non mi sembra che siano proprio giovanissimi i personaggi che si permettono di tirare cocaina mentre si divertono con delle prostitute.
  • 27/07/2010 02:07 SEMPRE LA SOLITA RAGAZZA.
    Credo inoltre che dovrebbe sentirsi in dovere di informarsi su cosa è la Love Parade e come è nata: si tratta di un evento nato dopo la caduta del Muro di Berlino, una manifestazione di pace ed uguaglianza. Io avevo messo in programma di andarci nei prossimi anni, e non mi dorgo, non bevo, non vomito tutti i fine settimana. Ci sarei voluta andare per quello che rappresenta la manifestazione e per la musica.
  • 27/07/2010 02:06 UNA GIOVANE CON DEI PROGETTI PER IL PROPRIO FUTURO.
    E tutti subito a additare le persone che amano un certo tipo di musica, perché queste persone si sballano. Chi l'ha detto che dobbiamo essere sempre, continuamente etichettati con qualcosa?? Chi balla la musica techno si sballa. Cocaina, canne, alcol. Sono tutte parole abusate solo quando vi fa comodo. Non mi risulta che siano soltanto i giovani a fare uso di queste sostanze. Un deputato su tre fa uso di sostanze stupefacienti, e non sono di certo ragazzini
  • 27/07/2010 02:04 I MIEI PROGETTI SONO COSI' GRANDI CHE NEMMENO POSSONO ESSERE CAPITI.
    Sono inorridita dalla superficialità di questo articolo, dall vacua retorica che esprime ogni riga, dal tremendo generalizzare di queste parole. Lidia Lombardi, lei crede veramente che la sicurezza sia un modo per coprire la piaga sociale della gioventù odierna'?! Lei crede che un posto fatto per contenere 300.000 persone ma a cui l'organizzazione ha dato accesso a più del quadruplo della gente sia soltanto una stupida scusa che serve a non parlare di ciò che fanno i giovani?? "La vita non può essere un rave".
  • 26/07/2010 22:51 Luca ot
    Esiste anche quel genere di persone che hanno come ideale la “mancanza d’ideali o la rarefazione conclamata di quelli altrui” e certo non soddisfa né la rilievo né l’analisi che gli esegeti di turno possono offrire avvalendosi magari di supporti psicologici o antropologici con paternità fine e certificata. Usare il mondo non è facile ed interpretarlo ancor meno proprio per la complessa vastità d’impulsi che irradia, la velocità di trasformazione, la molteplicità di gamme e frequenze che ci sovrastano col rischio di annullarci se difettano i fondamentali punti di riferimento e i capisaldi delle nostre difese naturali. Come fare? Sicuramente son venuti a mancare le energie dell’esempio e la forza delle parole dei consanguinei più in anta, le proposte politiche appassionate e lungimiranti, il tentativo da parte della scuola e dei media di fornire, anche in anticipo, i veri termini della parabola vita con virtù e manchevolezze, edonismi e decadimenti, esaltazioni e tristezze: alla fine si piange, ma è tardi.
  • 26/07/2010 22:18 Piero
    Articolo pessimo, nauseante. pensate al vuoto che avete dentro voi giornalisti prima di giudicare. E poi, scegliete sempre le cose facili da giudicare invece di denunciare veramente i drammi che ci cadono addosso tutti i giorni. I morti a Duisburg sono stati un dramma, ma le parole usate in questo articolo sono la dimostrazione che c'è un altro dramma ma non se ne esce.
  • 26/07/2010 20:00 un ragazzo
    Articolo qualunquista e pressapochista. Vado ai rave e non mi drogo. E non mi alcolizzo. Vedo più stupri in città che a qualsiasi festa. Vedo più "zombi" per strada che a qualsiasi festa (provate ad essere scippati e vedremo chi vi aiuterà, forse quel nero che voi odiate tanto). La vita DOVREBBE essere un rave. Quella che organizzate voi, lascia alquanto a desiderare.
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