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23/07/2010, 15:21

Ancora mozzarelle blu
il marchio è Granarolo

Subito sottoposte ad analisi, ancora in corso, gli esami dovrebbero confermare la presenza del batterio che colora di azzurro il latticino. Il Codacons denuncia l'azienda alla procura di Torino.

Una delle mozzarelle sequestrate dai Nas Due mozzarelle che all'apertura delle confezioni si presentano colorate di blu sono state trovate in un supermercato di Rivoli. La novità è che sono di marca italiana, e non tedesca come fino ad oggi era avvenuto nei precedenti casi.

UTILIZZATO LATTE TEDESCO - Le due mozzarelle prodotte da Granarolo sono state acquistate alcuni giorni fa e subito sottoposte ad analisi, ancora in corso, ma che secondo quanto appreso dovrebbero confermare la presenza dello pseudomonas fluorescens, il batterio che colora di azzurro il latticino. Della vicenda si occupa la procura di Torino che sulle mozzarelle blu conduce da tempo un'inchiesta nell'ambito della quale è stata anche avviata una rogatoria perchè le autorità giudiziare tedesche compiendo verifiche presso la Milchwerk Jager da dove risultava provenire il latte con cui sono state confezionate le mozzarelle colorate trovate fino ad ora. Anche la Granarolo acquisterebbe latte dall'azienda tedesca, come verificato anche dagli inquirenti attraverso il monitoraggio costante sul flusso di queste materie prime.


IL CODACONS DENUNCIA GRANAROLO - "Il quadro emerso dall'indagine della Procura di Torino è a dir poco inquietante, e ci impone un intervento a tutela dei consumatori". Lo ha detto Carlo Rienzi, Presidente Codacons, commentando la notizia delle "mozzarelle blu" prodotte in Italia dalla azienda Granarolo, vicenda attualmente al vaglio del Procuratore Guariniello. In base alle notizie emerse, sarebbero state individuate delle mozzarelle vendute in Italia e prodotte dalla Granarolo, contenenti il batterio Pseudomonas fluorescens, quello che determina l'anomala colorazione blu. L'azienda, infatti, acquisterebbe dalla società tedesca responsabile della scandalo alimentare, materiale per lavorare alcuni prodotti.
"Qualora fosse vera questa circostanza, e qualora i prodotti Granarolo non venissero realizzati esclusivamente con materie prime italiane, vi sarebbe un danno non solo per i consumatori, ma anche per l'economia nazionale. Infatti - spiega Rienzi - le pubblicità dell'azienda relative al "Latte Alta Qualità", reperibili anche sul sito dell'azienda, parlano di "mucche italiane selezionate", di "filiera garantita e controllata" e di "latte garantito e certificato ogni giorno con controlli piu' numerosi e approfonditi di quelli di legge". Se cio' non corrispondesse al vero, e l'azienda utilizzasse anche latte proveniente da altri paesi, ci troveremmo di fronte ad un potenziale inganno per i consumatori italiani, con conseguenze negative anche per l'economia del paese, in relazione alla perdita di credibilita' dei prodotti doc italiani e più in generale del "made in Italy". Per tali motivi il Codacons, attraverso il proprio dipartimento per il controllo delle pubblicità alimentari (COPALCONS) depositerà oggi un esposto alle Procure della Repubblica di Torino e Bologna (città dove ha sede la Granarolo) e alla Corte dei Conti dell'Emilia Romagna, chiedendo di verificare se una eventuale pubblicizzazione come italiani di prodotti realizzati anche con materie prime straniere possa configurare possibili reati come frode in commercio o truffa aggravata, e le responsabilità connesse, e di avviare una indagine per accertare possibili danni all'erario connessi alle esportazioni e al discredito per il "made in Italy".

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23/07/2010

  • 24/07/2010 09:52 Luca ot
    La pubblicità è stata da sempre difesa e incoraggiata con l’epiteto di “Anima del commercio” e su questo assunto produttori e acquirenti hanno stipulato un tacito e accondiscendente legame di concordia, quasi fossero la coppia di binari di un’unica strada ferrata. La fiducia reciproca assume alle volte i connotati della speranza soprattutto quando si ardisce troppo ipotizzando rapporti commerciali in eterno e senza parvenze di incrinature: da li a qualche malefatta, giudicata innocente, o con la pretesa dell’inconsapevolezza, il passo è sicuramente breve; il danno generato resta comunque di proporzioni enormi ma preterintenzionali che sfregiano l’immagine delle ditta e insinuano sospetti in quelle similari, feriscono la coscienza e prelevano indebitamente denari del cittadino, riversano ombre e foschie sulla credibilità italiana. Qualche volte, accade, per essere in sintonia con la legalità, si vara la legge idonea e tutto si accomoda, ma ora c’è bisogno giustizia che è un’altra cosa.
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