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19/07/2010, 17:39

Golfo del Messico, c'è un'altra perdita
Anche la Cina ha la sua marea nera

In Usa l'emergenza continua nonstante i 3 miliardi di euro spesi dalla Bp. In Asia una macchia di petrolio si è estesa per 50 kmq nei pressi del porto di Dalian.

Marea nera a  Dalian, in Cina. I soccorsi cercano di arginare la perdita di petrolio dopo l'esplosione di alcuni oleodotti Allarme nel Golfo del Messico per una nuova perdita individuata vicino al pozzo di Macondo della Bp, quello che ha causato la marea nera. Il timore è che sia collegata al coperchio di 70 tonnellate collocato giovedì scorso sul pozzo danneggiato della Bp e che ha fatto sperare di aver fermato la fuoriuscita di greggio. Se si trattasse di metano, infatti, vorrebbe dire che da qualche parte c'è ancora una perdita di petrolio.


IL TAPPO POTREBBE CAUSARE ALTRE PERDITE - Le autorità Usa, molto preoccupate, hanno denunciato le "anomalie" a poca distanza dal pozzo di Macondo e hanno chiesto al colosso petrolifero di accertare la situazione, tenendosi pronta a una possibile rimozione del tappo. La Bp, che poche ore prima si era detta fiduciosa sulla tenuta del nuovo dispositivo, si è affrettata a precisare che la perdita non appare collegata al pozzo danneggiato e ha ottenuto il via libera per nuovi test. Era stato l'ammiraglio Thad Allen, responsabile americano per l'emergenza, ad avvertire che la pressione nel pozzo è inferiore al previsto, invitando ad accertarne le cause.  I motivi potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura; e il timore dell'amministrazione Usa è che il tappo possa far defluire il greggio da altri punti se la struttura del pozzo fosse troppo fragile.


BP, SPESI TRE MILIARDI - Intanto la Bp ha aggiornato le spese affrontate per l'emergenza, che hanno superato i tre miliardi di euro (3,05), pari a quasi quattro miliardi di dollari. Le prospettive del colosso petrolifero si fanno quindi sempre più fosche. L'emergenza marea nera e i suoi costi saranno al centro del primo incontro alla Casa Bianca tra Barack Obama e il nuovo premier britannico, Davide Cameron. Un faccia-a-faccia che testerà le "speciali relazioni" tra Londra e Washington, messe a dura prova negli ultimi mesi. Il colosso petrolifero britannico, oltrechè nella marea nera, si trova infatti impelagato anche nel caso Lockerbie: nei giorni scorsi, si è scoperto che ha fatto pressioni sul governo britannico per il rilascio di Abdelbaset al Megrahi, l'ex agente libico unico condannato per l'attentato di Lockerbie, in cambio di accordi sullo sfruttamento di giacimenti in Libia.


MACCHIA DI 50 KM IN CINA - Quella del Golfo del Messico, però, non è l'unica emergenza ambientale dovuta al petrolio in questo momento. Secondo l'agenzia Nuova Cina, una macchia si estende per "almeno 50 chilometri quadrati" nei pressi del porto di Dalian, nel nordest del Paese. Il porto è stato chiuso mentre le autorità cercano di contenere la macchia di greggio che si è prodotta dopo l'esplosione di due oleodotti, venerdì scorso. La PetroChina, una grande compagnia petrolifera cinese che gestisce due raffinerie nel porto di Dalian ha preparato un piano di emergenza nel caso che lo scalo resti chiuso per una settimana. "Speriamo che sia possibile riaprire il porto al più presto", ha dichiarato un portavoce della compagnia. La produzione delle due raffinerie, ha aggiunto, è stata tagliata di "molte migliaia di tonnellate". Non ci sono state vittime mentre i danni agli impianti del porto "devono ancora essere determinati", secondo funzionari del governo locale citati da Nuova Cina. L'agenzia aggiunge che 500 pescherecci sui quali sono stati montati degli "skimmers" (apparecchiature per separare l'acqua dal petrolio) e che trasportano grandi quantità di solvente vengono impiegati nel tentativo di ripulire le acque del porto. Un portavoce del governo ha sostenuto che "i pescherecci sono piccoli e facili da manovrare e possono ripulire rapidamente la macchia".


NON SI CONOSCE LA QUANTITÀ ESATTA - Il petrolio si è riversato nel porto di Xingang dopo la due esplosioni, le cui cause non sono ancora state accertate. Centinaia di pompieri hanno impiegato nel fine settimana scorso 15 ore per spegnere l'incendio provocato dalle esplosioni. Il vicedirettore dell'Ufficio per il mare e la pesca del governo di Dalian Luan Yuxuan ha dichiarato che finora sono state eliminate 280 tonnellate di petrolio ma ha aggiunto che ancora non si conosce la quantità di petrolio disperso nel mare. Secondo l'esperto del settore petrolifero David Johnson il costo delle operazioni di ripulitura non dovrebbe superare i 50 milioni di dollari. "Non dovrebbe essere un costo eccessivo, si tratterà di decine e non di centinaia di milioni". "Il problema - ha aggiunto - è di chi era il petrolio e se era assicurato. La domanda ora è chi è responsabile? Come nel caso della Bp nel Golfo del Messico, di chi è la colpa?".
 

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19/07/2010

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