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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

19/07/2010, 05:30
Le casalinghe non disperate della Roma Bene. Loro pensano al chiacchiericcio e ai vestiti, il marito (appena può) le spedisce in vacanza.
Ci sono anche le eccezioni, per carità. Ci sono anche quelle che ancora si buttano nella filantropia attratte dal mito edificante della crocerossina, quelle con marsupi e buste della spesa all’uscita del market o quelle che imparano da mamma e non da corsi costosissimi come si fanno le frittelle o la spigola all'acqua pazza per il gentil consorte che gli dà la carta di credito. Fosse tutta così, la faccenda, ci sarebbero solo differenze di look o di fatture del chirurgo estetico tra le Neo-Mantenute, la forma ultracontemporanea assunta dalla vecchia abitudine di non far lavorare le donne, e le loro madri o nonne. Ma non è così. Quando a cena incontri quella che sta educatamente zitta a far da soprammobile mentre il marito chiacchiera tracotante, e l'indice di borsa giù e le abitudini di consumo su, e s'illumina solo quando riconosci il tubino di Valentino e allora diventa logorroica, entusiasta per aver trovato un argomento di conversazione alla sua portata, e in quel momento il marito le recapita un'occhiataccia e la guarda infastidito perché stranamente ha aperto bocca, e quando questo ti accade sempre più spesso, ecco che capisci che una diversa frontiera è stata varcata.
L'eterna commedia italiana può venire in soccorso, aiuta a spiegare ma lascia ancora qualche zona buia su questa novità antropologica, che ha dei nomi a far da battistrada, delle vedette, qualcuna che ha tracciato il solco e altre che hanno seguito. Niente nomi, per carità, il direttore m'ha detto di svicolare sui nomi. Poco importa, a ogni modo, giacché tutti conosciamo almeno un paio di Neo-Mantenute (o forse l'abbiamo in casa, come moglie, o fuori casa, come amante) e ognuno, quindi, può appiccicare i nomi che gli pare, visto che i cognomi non importano, perché la Neo-Mantenuta perde il cognome, al pari delle nonne, per essere moglie-di, fidanzata di-, compagna-di o, al peggio, donna-di. Si sa, Roma è città complessa e la romanità produce altrettanti modelli di comportamento quanti sono i suoi quartieri, le sue casematte in cui la geografia abbraccia la politica confezionando set pronti per chiunque, dai Vanzina ai Placido ai Martone, abbia voglia di fotografare un tipo particolare di romano, una sfumatura specifica della romanità, uno stile di vita impossibile da generalizzare nella Capitale che ne fa convivere più del chiasso di voci a Campo de' Fiori. Ma tra tutti questi modelli antropologici se ne fa spazio uno, anche visivamente, al crocicchio dei quartieri bene e benissimo della Roma Nord, un modello che farebbe e anzi fa impazzire e schiumare di rabbia pure le femministe tiepide, e non solo quelle che – recentemente – hanno vergato il pensosissimo documento per denunciare che troppe giovani donne italiane, passata la voglia e scomparso il fascino della marziale emancipazione femminista, hanno nostalgia della condizione di vita delle proprie nonne, all'insegna (nel caso della borghesia come si deve) dello scambio più sfacciato tra obbedienza casalinga e dipendenza economica. No, fa impazzire queste o lascia perplessa il resto delle donne.
Alla base del paradigma della Neo-Mantenuta, o Neo-Mant, sta l'antica convinzione d'origine calabrese che le fimmine a casa perché a lavorare ci va il maschio, nemmeno fossimo in una surreale riedizione di qualche rotocalco anni Cinquanta e di quella famosissima enciclopedia universale per la massaia perfetta che andava a ruba sessant'anni fa o giù di lì, ancora buona adesso – leggo su un blog – per preparare una perfetta torta di mele vintage. Roba che Michela Marzano, al prossimo articolo o alla ristampa di Sii bella e stai zitta, la ritroviamo con un'aria ancora più sudaticcia che annuncia di suicidarsi. La femmina sta a casa, e questo è pacifico, nel paradigma neo-mantenutista. Ma è solo che in questa predisposizione a un ritorno al passato delle donne custodi del focolare, si può dire, finiscono qua i paragoni sodi tra nonne e nipoti, saltando la generazione delle mamme che hanno fatto il Sessantotto e il Sessantasette e se non l'hanno fatto comunque ne hanno approfittato per rivendicare il giusto diritto a un po' più di libertà o a un orgasmo in santa pace. Il perché è pure banale rammentarlo. Si tratta di epoche incommensurabili, gli anni delle torte di mele vintage e i nostri anni. Abbiamo le case piene di tate e badanti ed elettrodomestici.
La postura ipocrita e ipocritica eppure sobria della borghesia italica, che sul decoro edificava i suoi criteri di rispettabilità, s'è sbriciolata nell'immaginario neotelevisione, e hai voglia a sentire le ridicole autodifese di Antonio Ricci sui danni che la tv commerciale ha combinato al costume italiano. Facciamo pochi figli e quei pochi che facciamo corriamo a metterli al nido, o consegnarli alla «Tata» che non ha un nome ma solo un nomignolo, una sigla da carro bestiame o da gadget seriale e anaffettivo. Abbiamo accanto, talvolta, donne che davvero hanno elevato a benchmark le sgallettate di Sex and the City. Lasciamo stare la solita manfrina sulle veline, che chi se ne frega, ci pensi la Lorella Zanardo. Qui, e qui a Roma Nord, di borghesia soprattutto si tratta e praticamente mai si lambiscono i confini seduttivi eppure plebei e osceni della contaminazione col mondo dello spettacolo. Riservatezza e sguaiataggine. Eh no, qui la donna, nella declinazione della Neo-Mantenuta, si riconosce per dei tratti evidenti che disegnano un quadro di abitudini, un condiviso treno di vita giornaliero, che però parte dal più visibile degli accessori: la vettura. La Neo-Mant, infatti, nei giorni feriali gira con macchinoni potentissimi, e in special modo Suv ovviamente comprati dal marito che però in ufficio ci va con la smartina o la vetturina che aveva pensato per la moglie ma che alla fine, fatto conto dei parchimetri e dello stress da traffico, ha scelto di usare lui (i figli, di norma, hanno le minivettura per bimbominchia, ma questo è un altro racconto).
Così le strade di Roma Nord, nelle mattinate feriali, pullulano di queste signore che sfrecciano col tigre nel motore, gli zatteroni, i tacchi alti e dei giganteschi occhiali ondulanti da vamp, massacrano gli stop e le precedenze e le strisce pedonali, corrono di qua, corrono di là e se le costringi a frenare e t'azzardi a fargli notare che avevi la precedenza, ti mandano pure affanculo. Quanta fretta, ma dove corrono. E per far cosa? Poco, in verità. Provano a calendarizzare e riempir di senso giorni dorati e invero tutti desolatamente uguali. Accompagnare i figli a scuola, vestite in un modo e con degli accessori tali che anche il più distratto capisce che ovunque andranno, ma mai in ufficio o a casa a stendere il bucato. Sul vestiario, testimonio personalmente di madri e figlie di otto-nove anni che scendono profumatissime e agghindate in modo identico, compresa la griffe della borsa, tanto che non capisci più chi è la figlia e chi la madre. Sulle faccende extra-domestiche o extra-gossipare, la Neo-Mant, che se possiede una laurea l'ha dimenticato in fretta, si trova a corto di argomenti che vadano oltre il suo ripetitivo orizzonte di possibilità, come nel caso del tubino succitato. Anche per questo, anche per questa gigantesca disponibilità di tempo, pratica il principio di annusamento con le sue simili. Si muove in branco, forma grappoli di chiacchiericcio dove l'ultima che esce è la prima di cui si parla male, sotto a chi tocca. La trovi stravaccata a chiacchierare di maestri e spettegolare su quanto sono tristi ed esaurite le donne lavoratrici ai giardini di fronte scuola dei figli, agitandosi, tanto per escogitare nuovi passatempo, attorno ad argomenti clou tipo il compitino, la ripassatina, il grembiulino (griffato), la partitina, il nuotino, il cavallino, il bambino, il maritino che non c'è mai, Cortina, le filippine quanto sono stronze, cara mia che ne sai, non ci sono più le filippine di una volta, quelle sì che le comandavi che era un piacere.
In quello stesso istante arrivi tu, sudato a pioggia e in ritardo cronico, scarichi di corsa tua figlia e loro ti guardano un poco inorridite, perché quelle movenze frettolose, forse, gli ricorderanno una hybris sconosciuta a loro, profetesse dello slow di sopravvivenza. Il branco fa scattare la competizione di mode del vestiario e pure dell'estetica. Il branco va nella stessa palestra, condivide parrucchiere e negoziante di fiducia, e pure la fiducia assoluta nei prodigi della chirurgia, perché è vero che il marito della Neo-Mant poco pretende dalla sua metà, ma spesso non rinuncia a trasformarla in un assembramento bamboloso e sessualmente appetibile nella rimodulazione delle forme. Lei acconsente, in qualche modo dovrà accontentarlo, pur se questo implica, con gli zigomi in tiraggio e il seno autoreggente e le labbra ipertrofiche, di assomigliare alla vicina di casa e, sia tu sia alla vicina di casa, sembrare delle copie dei brasiliani di via Gradoli (che, non a caso, paiono esser di gran moda nell'agenda del fast food sessuale).
La Neo-Mant, se ha figli, sparisce a metà giugno e riappare a metà settembre, spedita con Tata al seguito in vacanza dal marito, che per sopravvivere ha bisogno di tre mesi di parziale solitudine. In questi mesi la Neo-Mant, pur magnificando con le amiche, anche loro spedite un po' ovunque, quant'era bello il mare e quant'era bello il bagnino, si rompe i coglioni da morire. Al ritorno dalla villeggiatura, prova anche a implorare il suo «lui» di non infliggerle questo supplizio anche l'anno appresso: ma il «lui» sa che questo sarebbe disastroso, e dunque si mostra inflessibile al limite della disumanità. La sua pressoché totale mancanza della dimensione del Tragico, e il senso assente della profondità esistenziale che crea delle risposte standardizzate e per cui: 1) se sei stressato, devi assolutamente provare lo shiastu, 2) la festa dei figli (organizzata con l'animazione e il catering, si badi bene) è l'evento dell'anno e un problema quasi insormontabile, 3) Se i figli hanno problemi, subito dallo psicologo, manco ci si prova a parlare, 4) se i figli vanno male, subito a ripetizione, 5) se col marito va male, è certamente colpa di qualche stronza, di qualche potenziale Neo-Mant più giovane e aitante che tenta di farsi posto. Mima anche lo stress, la Neo-Mant, l'eccesso di nullafacenza, scusa buona per andare a farsi i massaggi ayurvedici o i bagni di fango.
Non si può però scaricare tutta la croce sulla Neo-Mant, esiste anche un minimo di spiegazione esogena. In certi quartieri residenziali, infatti, tolti box, piscine, alberi, centri fitness, ipermercati e qualche volta farmacie, fiorai e parrucchieri, è impossibile trovare dei punti di aggregazione culturale o mondana prima delle otto di sera, ovvero il lungo lasso di tempo in cui la Neo-Mant vive con le sue simili e il corredo muto delle tate. La Neo-Mant, che se non vive in centro non va in centro perché è difficile parcheggiarci il Suv, si trova così lontana, e perversamente isolata da ogni possibilità di contaminazione, crocerossine comprese. Vive nel bozzolo, non sa, non può o non vuole uscirne. Le trovi persino a improvvisare nuovi riti del tè mattutino, scimmiottando aristocratiche mosse in quello stesso centro sportivo dove la carta di credito del marito serve a pagare il mutuo del personal trainer (che può anche farsi saluariamente oggetto sessuale e gigolò da asporto, appetibile per la Neo-Mantenuta, che in qualche modo dovrà pure combattere la noia), altra differenza – stavolta in positivo – con le famigerate nonne: quelle, anche le più belle, una volta fatti i figli si sfaciavano allegramente appresso all'incedere degli anni, queste invece lottano come leonesse per ritardare l'inesorabile declino estetico e le temutissime rughe, che col cavolo aveva ragione la Magnani.
Di questa umana scenografia, gli archivi del Pizzi tracima. Perché la Neo-Mant lo sa: la sua unica speranza di sopravvivenza sta nell'estetica. In caso contrario, pensa che noia e che stress trattare la pratica della separazione, prendere il Suv e cercar posto in centro per parlare con l'avvocato della casa di proprietà e dell'assegno di mantenimento, e spendere dallo psicanalista il mensile destinato a stivali e manicure. E pensa le occhiatacce di perfido compatimento delle altre Neo-Mant, che ti guarderanno come un oggetto scaduto, magari chiacchierando con la Neo-Mant che ha preso il suo posto.
Angelo Mellone
19/07/2010