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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

18/07/2010, 05:30

Obama è finito. Anzi no

Il presidente dello "Yes we can" è solo un ricordo: la società Usa gli volta le spalle. America in cerca di identità: anche i Repubblicani non hanno leader.

Week end in famiglia nel Maine per il presidente Usa Barack Obama Obama non è morto. Le elezioni di medio termine non decideranno il destino di Barack Obama. L'ha scritto il Washington Post, conservatore, e, del resto, lo stesso Gingrich, in ascesa nel blocco repubblicano, non si pronuncia. O, meglio, dice peste e corna di Obama, ha scritto un bel saggio sul nuovo assetto radical-nichilista e socialista obamiano, quanto di più antiamericano possa esserci, ma rimane il buon vecchio speaker anti-Clinton, cioè non canta vittoria. Tutto vero. Ma la vera questione è: chi rappresenta, oggi, Obama? Perché, fino a ieri, la novità politica del presidente nero e abbastanza progressista, senza essere socialdemocratico, era cool, ma oggi come stanno le cose?


Gli Usa stanno vivendo una trasformazione storica gigantesca. Non hanno riserve finanziarie. Lo Stato foraggia le banche e l'economia, nel contempo, è ancorata giocoforza alla finanza. La Cina paga i debiti americani, copre gli interessi e contratta per farsi largo nell'arena, sempre appetitosa, del mondo americano. Obama incassa successi, anche quando i suoi capelli imbiancati farebbero presagire ben altre vicende, certo, ma come capitalizzare le virate positive quando la società americana si riorganizza a macchia di leopardo? Quando la civil society - non un mito come da noi, ma una solida realtà - beve il tè in gruppo, pensando alle origini rivoluzionarie, e lo fa contro Obama? E come reggere alle pressioni di questa società civile, quando i gruppi religiosi - non solo la Chiesa cattolica - vedono relativismo etico e poca attenzione ai temi caldi della vita e gli stessi democratici si affidano alle vecchie volpi che la sanno lunga?


I Clinton sono ormai una leggenda, comprano case milionarie vicino ai vip di Hollywood, e hanno un giro di affari e di lobbing di svariati miliardi di dollari. Obama ha solo la sua tensione originariamente generativa - «Yes we can!» -, l'idea dello sharing da web 2.0 d'assalto, e la speranza dei gruppi afroamericani. Mentre, in realtà, l'America non sa più chi sia, come Paese e Idea universale di libertà e democrazia. Il blocco sociale, come si diceva una volta, non è più obamiano e non è detto che sia qualcosa di particolarmente definito. Ciò non contrasta con i margini di successo del Presidente. Può forse stratificare un insieme di risultati fino a giocare bene la volata per il secondo mandato? Certo, può anche darsi. I Repubblicani hanno un movimento interno magmatico e interessante, ma nessun vero leader.


Eppure, nonostante ciò, una domanda, dopo due anni di mandato, riecheggia, anche in area democratica: ma chi è Obama veramente? Non solo. E i tea-party pieni di democrats allineati contro Obama? Diciamola tutta: Obama non ha un pensiero politico, è figlio di una crisi, non l'eroe di una nuova èra. Se vincerà ancora, sarà la cartina di tornasole di un'America alla ricerca di se stessa. Ridere su Bush non basterà. È il mestiere del David Letterman Show. Obama alleato pop di David Letterman?. Raffaele Iannuzzi

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Raffaele Iannuzzi

18/07/2010

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