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16/07/2010, 05:30

Pedofilia, a processo anche i cardinali

Tolleranza zero: ecco le nuove norme del Papa. Il segreto pontificio resta solo a tutela delle vittime. Fra le novità l'inserimento dei laici nel personale dei tribunali ecclesiastici.

La basilica di San Pietro a Roma Non c'è l'obbligo di denuncia alle autorità civili per i casi di pedofilia nel clero, perché si tratta di un documento strettamente canonico. Ma si inserisce nel Codice di Diritto Canonico anche il reato di pedopornografia. E poi, aumenta il limite della prescrizione per i reati di pedofilia e c'è la possibilità di processare anche i cardinali. Si presenta così l'aggiornamento delle norme sui delitti più gravi di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Formalmente, l'aggiornamento è stato firmato da Benedetto XVI il 21 di maggio. Ma sono passati quasi due mesi per la pubblicazione, e nel frattempo il testo è stato soggetto a continue limature, segno che le resistenze interne alla lotta alla pedofilia sono molte. Sono norme che «provengono dal Papa», sottolinea Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede. Già nel 2005, appena eletto Papa - rivela il prelato maltese - Benedetto XVI aveva intenzione di stabilizzare la norma. Sarebbero dunque passati cinque anni prima che il disegno di Ratzinger potesse concretizzarsi. Un disegno che inasprisce le pene, ma che allo stesso tempo non rende obbligatoria la denuncia alle autorità civili per i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia.


Una scelta «tecnica», spiega padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, perché «trattandosi di norme interne all'ordinamento canonico, di competenza cioè della Chiesa, non trattano l'argomento delle autorità civili. Semplicemente la Cdf mantiene separate le due diverse giurisdizioni, quelle della Chiesa e quelle dello Stato». Denuncia che resta non obbligatoria nei Paesi in cui non denunciare è reato, come spiegato nelle linee guida interne della Cdf riguardo ai casi di pedofilia. «Il Papa - spiega Lombardi - non ha fatto nessun passo indietro riguardo all'obbligatorietà delle denunce, perché l'indicazione di obbedire alle leggi dello Stato è chiarissima: il cristiano obbedisce alla legge civile quando è giusta, e non c'è dubbio che in questo caso è giusta. Se la legge dà facoltà alla vittima di scegliere se denunciare o meno, va rispettata la sua volontà. Non è compito del legislatore canonico ingerire nel campo del diritto civile». Resta il «segreto pontificio» sui processi, «a tutela - spiega padre Lombardi - della dignità di tutte le persone coinvolte. Ma non significa che si vuole nascondere qualcosa alle autorità civili». Il provvedimento prende la via decisa della «tolleranza zero». Raddoppiano i termini di prescrizione per la pedofilia del clero, da dieci a venti anni a partire dal compimento dei 18 anni della vittima, prescrizione che può anche non essere considerata.


Si permette l'indagine anche su cardinali, patriarchi, legati della Sede Apostolica e su altre persone fisiche. Si permette l'inserimento di laici nel personale dei tribunali ecclesiastici. Prevede procedure più rapide per affrontare con efficacia le situazioni più urgenti e gravi, come le dimissioni allo stato laicale. Assimila gli abusi sui disabili mentali a quelli sui minori. Inserisce il reato di pedopornografia nel codice di diritto canonico, che - spiega padre Lombardi - è «l'acquisizione, la detenzione o la divulgazione in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo di immagini pedopornografiche» di minori di 14 anni. Tra i delitti più gravi vengono anche inseriti i quelli contro la Fede: eresia, apostasia, scisma e l'attentata ordinazione delle donne. Per quest'ultimo caso la Cdf era già stata resa competente con un decreto del 2007.

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Andrea Gagliarducci

16/07/2010

  • 16/07/2010 22:02 ALBERTO SENATORE
    Ancora non ci siamo. Ma perchè il Vaticano non istituisce al suo interno un c ertificato di garanzia morale per i suoi sacerdoti ? Al pari del certificato antimafia richiesto alle imprese edili. Un certificato antipedofilia firmato dal vescovo, che sotto la sua responsabilità garantisce per il sacerdote.
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