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15/07/2010, 05:30

La Milano del mattone si sgretola

L’Expo 2015 si è impantanata sull’acquisto dei terreni. Il piano regolatore non decolla. La riqualificazione del quartiere ultramoderno City Life è al palo per la crisi immobiliare.

Milano Ci sono Messina, Pisa, Catanzaro e pure Chieti. Ma sul tabellone della nuova versione italiana del Monopoli non c’è traccia di Milano. Al posto dei vecchi Parco della Vittoria e Vicolo Stretto sono state scelte 22 città attraverso un voto su internet. Ebbene, la fine del sondaggio fra il popolo della Rete si avvicina (si chiuderà il 28 luglio) e la capitale degli affari e dei monopòli rischia di rimanere fuori dal gioco. Il sindaco Letizia Moratti ha addirittura lanciato un appello ai milanesi per risalire la classifica. Preoccupazione legittima, quella della Moratti. Che però alla fine del mandato non si gioca solo il Monopoli ma anche partite ben più importanti. In mano pochi assi, una strategia confusa e una Milano più che da bere, da costruire. Proprio come a Monopoli.

La partita dell'Expo 2015 è sicuramente quella decisiva ma anche quella dal successo più incerto. Il nodo da sciogliere riguarda la proprietà dei terreni dell'esposizione. Gli investimenti sono fermi perché la società che si occupa dell'organizzazione non ha ancora ottenuto i terreni di proprietà della Fondazione Fiera e del gruppo Cabassi. Si tratta di circa un milione di metri quadrati nell'area di Rho-Pero dove saranno installati i padiglioni per ospitare i paesi partecipanti. Martedì sera si è svolto un incontro fra il sindaco Moratti, il presidente della Regione Formigoni e quello della Provincia, Podestà. Non è sortita alcuna scelta definitiva, su una questione che vede la Regione favorevole all'acquisto diretto e Comune e Provincia propensi invece al comodato d'uso.

Il prossimo incontro è infatti stato fissato per lunedì 19 luglio e l'obiettivo è trovare una soluzione tecnica con cui presentarsi all'assemblea della società di gestione, in programma martedì 20. Sullo sfondo si agita la Fondazione Fiera che se non prende i soldi dei terreni va a ramengo: in ballo ci sono 140 milioni dei 200 totali, ovvero compresa la quota dei Cabassi. Intanto da Roma rimbalzano periodicamente voci di ridimensionamento, le metropolitane 4 e 5 non saranno pronte entro il 2015, la società di gestione è stata scossa dalle dimissioni dell'amministratore delegato Lucio Stanca, le sponsorizzazioni sono in picchiata e si prospettano già alcuni tagli al personale.

La partita dell'Expo è inoltre legata a doppio filo a quella giocata dalla giunta sul nuovo piano regolatore. Dopo mesi di discussioni, di rinvii e 1.400 emendamenti presentati, il Piano di Governo del Territorio è stato votato all'alba di ieri in Consiglio Comunale con 28 voti favorevoli e 20 voti contrari. All'inizio di settembre avverrà la pubblicazione, la consegna delle osservazioni da parte dei cittadini si concluderà alla fine di ottobre. Poi serviranno altri tre mesi per controdedurre e votare il tutto in aula. Una corsa contro il tempo per chiudere entro le comunali del 2011. Una corsa tutta in salita considerati i risultati del voto e la battaglia sul piano portata avanti dalla sinistra che contesta l'eccessivo spazio dato ai privati. Anche fra questi ultimi non mancano scontri e divisioni che ingolfano, insieme ai veleni della politica, la rivoluzione urbanistica di Milano. Rivoluzione che passa anche dai grattacieli di City Life, il nuovo quartiere da realizzare sulle ceneri della vecchia Fiera di Milano.

L'avanzamento del mega progetto di riqualificazione è rimasto bloccato dalla crisi del mercato immobiliare ma anche dal riassetto interno della società che gestisce l'opera dopo l'uscita di Pierluigi Toti dall'azionariato. A giugno le quote sono state redistribuite tra Generali e Allianz, che ora insieme hanno il 73% del capitale, e Salvatore Ligresti fermo con il suo 27% e un'opzione all'uscita. La società ha anche trovato un accordo con le banche per 1,4 miliardi sui 2,1 previsti per Citylife. La crisi del mattone però non è finita e i costi per l'intervento furono pensati e scritti addirittura nel 2004 in piena euforia immobiliare.

Poi ci sono gli oneri al Comune e i costi di costruzione. Risolto lo stallo societario, quindi, il sogno dei grattacieli è appeso alla domanda di case. Sullo sfondo dei «lavori in corso» che buttano polvere sull'eredità della giunta Moratti, si gioca infine la partita politica per la successione al trono di Letizia. Una partita che vede impegnata soprattutto la Lega pronta a far pesare sugli alleati del PdL il risultato ottenuto dal Carroccio nel Comune di Milano alle ultime regionali (quasi il doppio dei voti raccolti rispetto alla precedente tornata elettorale del 2005). Umberto Bossi ha fatto il nome del capogruppo dei lumbard in consiglio comunale, Matteo Salvini, a Palazzo Marino da 17 anni. Salvini glissa e nelle ultime interviste ha rilanciato la candidatura a sindaco dello stesso Senatur.

Di certo l'impasse di Letizia su Pgt e Expo potrebbe dunque tornare utile in vista del match elettorale per conquistare la città. Sempre che dall'altra parte non spunti un outsider, un nome da votare a prescindere dal partito che lo rappresenta per rimettere in gioco - e non solo sul Monopoli - la «Milano da buttare». Qualcuno, nonostante le smentite del diretto interessato, scommette ancora sul direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli.

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Camilla Conti

15/07/2010

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