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12/07/2010, 05:30
Bosnia accoglie di nuovo i poveri resti delle vittime innocenti del più grave eccidio di civili in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Una immensa distesa verde. Verde come il colore dell'Islam. Verde come i prati di Bosnia che accoglieranno queste vittime del genocidio di Srebrenica che ora hanno un nome. Ancora una volta, dopo 15 anni, la terra di Srebrenica ha accolto nel suo grembo i poveri resti delle vittime innocenti - 775 esumate dalle fosse comuni e identificate nel corso dell'ultimo anno - e ancora una volta la comunità internazionale ha ammesso il proprio fallimento nell'impedire il massacro di oltre ottomila musulmani nel luglio 1995, il più grave eccidio di civili in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.
In 50mila hanno partecipato nel cimitero di Potocari, alle porte di Srebrenica, alla sepoltura delle vittime, fra cui 70 minorenni, due donne e intere famiglie: 37 col nome Hasanovic, 24 Mehmedovic, 21 Alic, 20 Mujic. «Erano persone che volevano solo vivere in pace, che si sono fidate del fatto che la comunità internazionale le avrebbe protette e che nel momento più difficile sono state abbandonate a se stesse», ha detto il presidente Usa Barack Obama nel messaggio letto a Potocari dall'ambasciatore a Sarajevo Charles English. Per questo, ha aggiunto Obama, «l'orrore di Srebrenica è una macchia sulla nostra coscienza collettiva».
Maurizio Piccirilli
12/07/2010