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06/07/2010, 05:30

G8, l'accusa dei Pm: "Così
si accordarono Lunardi e Sepe"

L'ex ministro avrebbe finanziato Propaganda Fide in cambio di un prezzo di favore per il palazzo di via dei Prefetti.

Diego Anemone L'acquisto del palazzetto a via dei Prefetti a un prezzo «evidentemente inferiore al valore di mercato» in cambio di una corsia preferenziale per ottenere i finanziamenti del ministero delle infrastrutture. È questo, in estrema sintesi, il contenuto dello «scambio» tra l'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e il presidente della congregazione di Propaganda Fide, il cardinale Crescenzio Sepe, ipotizzato dai magistrati di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Il quadro che emerge è, secondo i pm, chiaro: «a fronte dell'acquisto» del palazzetto per una cifra di 3 milioni di euro, «Lunardi, all'epoca ministro delle Infrastrutture, consentiva, grazie a tale sua qualifica, che Propaganda Fide accedesse al finanziamento Arcus, in difetto dei presupposti, per l'importo di 2,5 milioni per la realizzazione di un museo aperto al pubblico, da realizzarsi nella sede di piazza di Spagna».

Nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi i due pubblici ministeri ricostruiscono l'intera vicenda del palazzetto. Decisive sono in particolare le testimonianze incrociate dell'architetto Angelo Zampolini e del tunisino Ben Laid Hidri Fathi, l'autista di Angelo Balducci e Diego Anemone. Zampolini, come scrivono i magistrati, si presenta come «collettore di somme trasmesse da Diego Anemone per finanziare l'acquisto di immobili per conto di altri soggetti». Un tramite tra l'imprenditore e il ministro, che l'architetto ha per sua stessa ammissione conosciuto nella circostanza dell'acquisto dell'immobile di Propaganda Fide in via dei Prefetti. Il suo compito è quello di organizzare i lavori di ristrutturazione, non di seguire la vendita. Zampolini sarebbe quindi all'oscuro dei dettagli dell'operazione, come risulta dalle sue dichiarazioni riportate dai magistrati. «Ciò che posso aver fatto - si legge - è di recapitare i documenti di Propaganda Fide allo studio del notaio. Se sono intervenuto è stato anche lì perché me lo può aver chiesto Balducci. Ero presente il giorno del rogito, ma in una stanza separata, nel caso fossero sorte difficoltà tecniche». Quel che Zampolini però sapeva bene è che «il valore dell'immobile era sicuramente superiore ai 3 milioni indicati, all'incirca almeno 7 milioni, anche otto».

L'altra testimonianza è quella del tunisino Ben Laid Hidri Fathi, l'autista tuttofare prima di Balducci e poi di Anemone. Quest'ultimo ha messo a verbale di aver «incontrato più volte la figlia di Lunardi, una volta perché l'ho accompagnata presso l'ufficio di Anemone e un'altra perché le ho consegnato una busta: non so bene cosa contenesse» ma «dalla raccomandazione ricevuta da Anemone nella circostanza ho pensato che ci fosse un assegno». Ci sono infine gli indizi che vengono dall'invito a dedurre emesso dalla Corte dei Conti nei confronti di Arcus, la società a controllo pubblico gestita dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture che si occupa degli interventi finanziari a sostegno dei beni di interesse artistico.

Si tratta di una nota a firma del cardinale Sepe del 1 marzo 2005 in cui si chiede a Lunardi il finanziamento per la realizzazione del museo, e di una «nota d'ordine» del ministro, del 21 ottobre 2005 di «richiesta di trattazione prioritariamente ed in via di massima urgenza di alcuni progetti» tra cui proprio quello segnalato da Sepe. Il direttore di Arcus, Ettore Pietrabassa, sentito dai magistrati contabili ha detto che la segnalazione è «avvenuta secondo una procedura non frequente, dal capo di gabinetto del ministro delle Infrastrutture».

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Francesco Alfani

06/07/2010

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