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30/06/2010, 05:30
Le parole di Benedetto XVI pronunciate durante l'omelia per i santi Pietro e Paolo. Il Papa: "Il pericolo peggiore è l'infedeltà dei suoi membri". CROCIFISSO Oggi Strasburgo decide
È il «male che inquina dall'interno» il pericolo più grave della Chiesa Cattolica. Benedetto XVI, nell'omelia della messa per i Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, attacca ancora una volta il male dentro la Chiesa. È quasi un grido d'aiuto lanciato dal Pontefice, che si trova a dover fronteggiare una delle offensive più delicate della storia della Chiesa: smembrata dall'interno da un passaggio delle consegne ancora in corso (tra questa e la prossima settimana sono attese delle nomine in dicasteri chiave della Curia) e attaccata dall'esterno su vicende vere, ma - dice un monsignore della Curia - «del tutto mistificate. Non fosse altro perché molte delle cose che vengono fuori oggi sono il risultato di una lunga opera di purificazione della Chiesa stessa».
Tutto questo Benedetto XVI lo sa. E non si lascia sfuggire l'occasione della Messa dei Santi Pietro e Paolo: durante questa Messa, tradizionalmente il Papa impone il pallio (una mantellina bianca) ai nuovi arcivescovi metropoliti: usanza che corrisponde con il conferimento di una responsabilità, resa ancora più pesante dal particolare momento che sta attraversando la Chiesa. «Se pensiamo - dice Benedetto XVI - ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni». Eppure, aggiunge il Pontefice, «malgrado le sofferenze che provocano non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l'integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto». La linea di Benedetto XVI è sempre stata chiara dalle meditazioni della Via Crucis del 2005, quando pregò con forza contro «la sporcizia» all'interno della Chiesa: purificare la Chiesa dall'interno, a partire dai sacerdoti. E infatti, il Papa aveva parlato di «peccati che ci sono all'interno della Chiesa» già nell'aereo che lo portava in Portogallo. E lì, a Fatima, aveva consacrato i sacerdoti al cuore di Maria. Molti sono stati poi gli appelli contro il carrierismo dei sacerdoti. In questo primo scorcio d'anno se ne contano almeno due: a febbraio aveva denunciato che quella della carriera e del potere sono «una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di governo nella Chiesa»; a maggio aveva sottolineato il «malinteso» creato da «abusi di autorità e carrierismo» che porta a vedere sempre la Chiesa come una gerarchia «contraria con l'umiltà del Vangelo».
Accuse importanti, non si sa quanto raccolte all'interno delle mura vaticane, dove «c'è una fronda interna che continua a perseguire i propri interessi, che mal ha sopportato il ricambio voluto da Benedetto XVI». Un ricambio che si nota dalle piccole cose: Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, in procinto di lasciare per raggiunti limiti d'età, potentissimo in Curia per un ventennio, durante gli ultimi anni della gestione di Giovanni Paolo II aveva una libertà totale nelle nomine dei vescovi: il Papa si limitava a firmare le proposte che gli venivano inviate, «addirittura pare che alcuni moduli fossero pre-firmati in bianco».
Ma, da quando Ratzinger è asceso al soglio, le cose sono cambiate: raccontano di proposte episcopali che sono rimaste settimane sulla scrivania del Papa, molto attento ai dossier di ogni candidato. Il Papa sostiene i propri vescovi in un'operazione di purificazione. E lo ha fatto capire ieri a modo suo, con un discorso teologicamente fondato sull'imposizione del Pallio, che «va compreso del suo significato proprio, come gesto di comunione». La chiave di lettura è il tema della «libertà della Chiesa». «Questo - ha proseguito - appare evidente nel caso di Chiese segnate da persecuzioni, oppure sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove. Ma ciò non è meno rilevante nel caso di comunità che patiscono l'influenza di dottrine fuorvianti, o di tendenze ideologiche e pratiche contrarie al Vangelo».
È anche una risposta a quanti sostengono che la Chiesa debba diventare una Ong, senza più statuto diplomatico, o a quanti sostengono una linea di pura ascesi. Benedetto XVI sa che, se la Chiesa vuole dare un contributo reale nel mondo, deve stare nel mondo (un concetto espresso anche nel discorso ai diplomatici di Cipro) e questo la apre a dei rischi. Perché il potere rappresenta una fortissima tentazione. Tanto che la «rivoluzione gentile» della Curia avviata da Benedetto XVI, nonostante la gradualità, non è stata vista di buon occhio all'interno. C'è chi parla di Angelo Sodano, segretario di Stato emerito, come gran tessitore di molte manovre. Certo è che il suo è ancora tra i pareri che contano per molti cardinali del Sacro Collegio.
Mentre il cardinal Bertone, che gode della fiducia di Benedetto XVI, cerca in tutti i modi di allargare la sua influenza, ma sembra far fatica ad avviare la macchina della Segreteria di Stato. Sodano e Bertone rappresentano due visioni diverse del mondo ecclesiastico, due punti di equilibrio che non possono non essere presi in considerazione. Il Papa, che conosce a menadito i passaggi di questa lotta interna, risponde citando San Paolo, quando parla di «alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa» e ricordando alcuni atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: «Egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro». Ricorda il Papa che «uno degli effetti dell'azione del Maligno è proprio la divisione all'interno della comunità ecclesiale». Ma, rassicura, «gli inferi non prevarranno».
Andrea Gagliarducci
30/06/2010