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26/06/2010, 17:38
Misteri italiani, Napolitano alle famiglie delle 51 vittime della strage: lo Stato faccia luce. La sentenza della Corte d'appello di Palermo: il Dc9 Itavia abbattuto da un milssile.
A trent'anni esatti dalla strage del Dc9 Itavia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano trae un nuovo amaro bilancio di uno dei più controversi "misteri" italiani, quello di Ustica. "Le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili", sottolinea il capo dello Stato rivolgendosi al presidente della Associazione familiari vittime della strage, Daria Bonfietti. Napolitano celebra questo anniversario nell'unico modo possibile e cioè chiedendo "il contributo di tutte le istituzioni a un ulteriore sforzo per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani i dubbi accumulati in questi anni".
IL MURO DI GOMMA - Nulla è chiaro per Ustica. A trent'anni di distanza, una giornata, quella del 27 giugno, destinata ad entrare nelle cronache probabilmente solo per il concerto di Bob Marley a Milano, marca invece la nostra recente storia nel segno delle ombre, le stesse che ora cita il presidente della Repubblica. Rivolgersi alle istituzioni, allo Stato, dà infatti pienamente il senso di un "segreto" che a loro spetta affrontare nei suoi dettagli. L'Idv, con Leoluca Orlando, chiede alle istituzioni di seguire il monito di Napolitano: "Dopo trent'anni continua il comportamento eversivo di quanti si ostinano ad ostacolare l'accertamento della verità con 'muri di gomma' e atteggiamenti che hanno trasformato l'interesse nazionale e il segreto di Stato in veri e propri attentati alla legalità costituzionale. Un oltraggio inaccettabile nei confronti dei familiari delle vittime e di tutti gli italiani".
ABBATTUTO DA UN MISSILE - Tuttavia un nuovo elemento dà il segno di uno Stato che ancora ricerca risposte: una recentissima sentenza, depositata a Palermo il 14 giugno ha indicato con chiarezza che ad abbattere il Dc9 fu una bomba. I due avvocati che hanno seguito la vicenda, Falllica e Osnato, spiegano: "La sentenza della Corte di Appello di Palermo ha chiuso ogni porta alle ulteriori fantasiose, infondate e depistatorie ipotesi di deflagrazione di una bomba all'interno del Dc9, definitivamente accertando, in punto di fatto, le cause della deflagrazione per opera di un missile. La Corte, sul punto, ha vagliato le numerose perizie versate al fascicolo dibattimentale, valorizzando ogni aspetto ed elemento di prova ed escludendo che una bomba potesse aver lasciato quei segni ritrovati sul relitto". Una questione che fa dire al Pd di Bologna che non è più questione di verità, pur dovuta, ma "una questione di dignità nazionale" e cioè trovare ora la "bandierina" dei responsabili di quella aggressione.
26/06/2010