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22/06/2010, 05:30
E' caccia agli invidiosi del papa rosso. La lettera: "Accetto la croce, ma ho già perdonato chi vuole colpirmi". DUBBI "Non ha l'immunità" SOSPETTI Nipoti assunti da un'azienda vicina ai casalesi.
«Ho fatto tutto nella massima trasparenza». Crescenzio Sepe, cardinale di Napoli, convoca una conferenza stampa per rispondere ai «tre addebiti» della Procura di Perugia. Che ieri ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Pietro Lunardi, anche lui indagato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta Grandi Eventi, e che sembra farà partire una rogatoria internazionale al Vaticano per ottenere le carte della gestione della Congregazione di Propaganda Fide dal 2004 al 2006. Rogatoria sulla quale, assicura Piero Antonio Bonnet, giudice unico del Tribunale della Santa Sede, la Santa Sede avrà «atteggiamento collaborativo».
Sepe si difende con una lettera aperta alla città di Napoli, in una conferenza stampa che non prevede domande da parte dei giornalisti, durante la quale riceve (non potendo rispondere) una telefonata da Palazzo Chigi. Dice di «accettare la croce» e di aver perdonato quanti «fuori e dentro la Chiesa hanno voluto colpirmi», si sofferma più volte sulla vita sacerdotale che lo ha portato nella città partenopea anche se, precisa, «Benedetto XVI mi chiese con una certa insistenza di rimanere a Roma», ammette di essersi avvalso delle consulenze di Angelo Balducci, Pasquale De Lise e Francesco Silvano.
Poi, svolge punto per punto i tre «addebiti» che gli vengono rivolti. Il primo: l'alloggio assegnato a Bertolaso. Ricorda Sepe che prima fece avere ospitalità a Bertolaso in seminario, poi - dopo che era stata lamentata l'incompatibilità di orari - chiese a Silvano, all'epoca consultore della Congregazione, di trovare un'altra soluzione, «della quale - afferma il cardinale - non mi sono più occupato». Il secondo addebito: la vendita a Lunardi del palazzo di via dei Prefetti. Sepe ripercorre la storia dell'immobile, che aveva «evidenti segni di vecchiaia e preacarietà: la Congregazione - racconta il cardinale - concluse che era troppo oneroso procedere ad una ristrutturazione, e si pensò di venderlo»: la stima dei tecnici, per le condizioni dell'immobile, era sensibilmente più bassa rispetto al valore di mercato, «così come il fatto che era totalmente occupato da inquilini». E questo prima che Lunardi si interessasse all'acquisto, avvenuto poi secondo la valutazione fatta «e di quella che si aggiunse attraverso il coinvolgimento di un istituto di credito per la concessione di un mutuo. La somma incassata per altro immediatamente venne trasferita all'Apsa, perché fosse destinata a tutta l'attività missionaria nel mondo».
Terzo addebito: la messa in sicurezza del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna a Roma, che «aveva subito una modificazione strutturale, nel senso che era stato registrato un notevole distacco della parete determinando, secondo gli accertamenti tecnici effettuati, da infiltrazioni di acqua sotto il fabbricato e dalle continue vibrazioni causate dal passaggio della vicina metropolitana. Fu accertata la competenza dello Stato italiano e furono eseguiti i lavori di ripristino e ristrutturazione con onere parzialmente a carico della pubblica amministrazione e il resto della Fide». Lo stanziamento della Arcus Spa (in condominio tra ministeri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture) per il restauro è stato di 5 milioni di euro tra 2005 e 2006.
Sepe parlerà presto davanti ai magistrati. Ha nominato un avvocato, Bruno von Arx, che ha detto che spera di fissare l'interrogatorio già nel corso di questa settimana, sicuro che «non c'è corruzione». La posizione di Lunardi dovrà essere valutata dal tribunale dei ministri. Ma Lunardi potrebbe anche decidere di presentarsi spontaneamente a Perugia per chiarire ogni addebito.
Andrea Gagliarducci
22/06/2010