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06/06/2010, 11:00

Notizie - Interni Esteri

Il vero problema di Israele
(e Gaza) si chiama Hamas

Il conflitto non si risolve più con la formula "due popoli due stati". La storia che nella Striscia si muoia di fame è una bufala. E il blocco egiziano è sempre stato più duro e impenetrabile.

 

La polizia di Hamas controlla il litorale della Striscia di Gaza dopo il blitz La nave Rachel Corrie è stata abbordata dai soldati israeliani, che sono saliti a bordo, hanno ordinato di fare rotta sul porto israeliano di Ashdod hanno assicurato che il carico di viveri e medicinali sarà trasportato via terra a Gaza. Non una goccia di sangue versata. Perché? La risposta è semplice: perché sulla Rachel Corrie sono imbarcati dei veri pacifisti, mentre sulla Mavi Marmara erano imbarcati dei falsi pacifisti, dei militanti islamisti che hanno tentato - e ci sono quasi riusciti - di linciare alcuni soldati e che hanno lasciato Istanbul dichiarando che andavano «a cercare il martirio». Dunque, i veri pacifisti si comportano da tali, i falsi pacifisti-islamisti creano situazioni in cui corre il sangue. Questa è la prima, doverosa constatazione, che pochi faranno. La seconda è che Israele ha tutto il diritto di impedire che venga violato il blocco di Gaza. Perché a Gaza governa una Hamas che si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di Oslo, che si rifiuta di riconoscere il diritto di Israele ad esistere, che lancia migliaia di razzi contro Israele, che ha massacrato centinaia di militanti palestinesi di Abu Mazen, che impicca i collaborazionisti, che ha trasformato la Striscia in un incubo islamista.


La terza constatazione - che ribadiamo - è che il governo israeliano doveva sapere che sulla Mavi Marmara era pronta un'imboscata dei falsi pacifisti, che farvi scendere uno a uno i soldati da un elicottero per essere bastonati e linciati è stato un errore da dilettanti, imperdonabile, e che quindi la responsabilità dei nove morti provocati dalla reazione dei soldati israeliani è su chi ha iniziato una operazione militare in modo irresponsabile: i generali israeliani. La quarta constatazione - ma dovrebbe essere la prima - è che questa storia di «Gaza che muore di fame» è una immensa bufala e che il fatto che quasi tutti i media in Italia e in Europa la accreditino, dando quindi retta alle provocazioni dei pacifisti (anche di quelli veri) è vergognoso. Si legga il reportage della settimana scorsa di Cremonesi sul Corriere della Sera e si avrà prova che a Gaza i viveri arrivano, e così i medicinali, ed addirittura le macchine giapponesi di grossa cilindrata. La quinta constatazione è che il blocco da parte dell'Egitto è sempre stato molto più duro e impenetrabile di quello israeliano. Pure l'Egitto è un paese arabo e musulmano. Ma isola la Gaza di Hamas perché è in mano ad una banda di oltranzisti, che rifiutano ogni trattativa con Abu Mazen e che si appoggiano all'Iran. Detto questo, veniamo alla prospettiva. Netanyhau ha dichiarato che non permetterà che Gaza diventi un porto iraniano e le sue non sono parole al vento, perché il 4 gennaio 2002 i militari israeliani bloccarono la nave Karine A che era piena di armi pesanti e leggere inviate dall'Iran a Gaza e perché tutto il mondo sa che ormai Hamas è strettissimo alleato di Ahmadinejad.


È quindi indispensabile che l'Europa e gli Usa stiano al fianco di Israele per quanto riguarda la sua sicurezza, e quindi la continuazione del blocco di Gaza, magari facendosi carico di inviare, via terra, ulteriori carichi umanitari molto ben controllati. Ma è soprattutto indispensabile che Europa e Usa prendano atto che i colloqui tra Abu Mazen e Netanyhau sono una farsa per la semplice ragione che Abu Mazen «non ha potere di firma», perché qualsiasi accordo la Anp firmi, Hamas ne farà carta straccia. Però dal 2006, da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza, Ue e Usa mettono la testa sotto la sabbia, rifiutano di affrontare il «nodo gordiano di Gaza». Blaterano di «due popoli, due stati», mentre sanno benissimo che semmai saranno «due popoli, tre stati». Devono invece prendere atto che l'Egitto, come l'Arabia Saudita, come Abu Mazen, non sanno risolvere questo problema e che è irresponsabile e vile obbligare Israele a difendersi anche da questo problema, che è tutto e solo interno al mondo arabo e islamico. Obama e l'Europa devono risolvere il problema di Hamas, Onu o non Onu. Fino a quando non lo faranno, le tragedie si ripeteranno.

 

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Carlo Panella

06/06/2010

  • 06/06/2010 15:53 Nicola Bizzi
    A nome di Nuova Destra Sociale chiedo formalmente le dimissioni del Ministro degli Esteri Frattini e il ritiro dell'ambasciatore italiano in Israele.
  • 06/06/2010 14:08 teoria politica 09
    benchè non sipatizzi per nessuna delle parti in causa, devo considerare che Pannella è l'unico che conferma le mie intuizioni su come realmente si sono svolti i fatti. E' facile qui schierarsi con la parte offesa(Turchia), ma non sempre le cose sono come sembrano, profonde ragioni di politica internazionale stanno dietro ad azioni simili e non sono quasi mai comprensibili ad uno sguardo parziale come quello giornalistico. Bravo Pannella per la schiettezza e la rapidità concettuale. Sembri quasi un giornalista straniero
  • 06/06/2010 13:55 pier luigi
    Grazie Panella, ora sì che conosco la Verità. Per fortuna ci sono ancora giornalisti come Lei, che hanno il coraggio di stare sempre dalla parte del più forte, con sprezzo del ridicolo e dell'intelligenza (la Sua, e soprattutto quella dei Suoi lettori).
  • 06/06/2010 13:50 un anonimo
    Sig Carlo Panella, il suo è un articolo TOTALMENTE squilibrato a favore del regime sionista.Si rende conto di quello che ha detto?Non approvo per nulla.
  • 06/06/2010 13:48 diego
    quando la gente si accorgarà che la stampa italiana e non solo ma tutta la maggior stampa mondisale è in mano alla lobby ebraica srarà troppo tardi. per loro i palestinesi e qualsisi altro popolo in terra sono la stessa cosa a loro interessa solo la supremazia. la pace non è parte di nessun equazione nel successo di israele. questo articolo ne è la prova
  • 06/06/2010 12:44 kaysersose
    I fatti sono chiari: Israele ha aggredito militarmente delle navi turche, massacrando gli occupanti, ha poi deportato i passeggeri e li ha derubati delle loro merci. Questo è un atto di guerra verso un paese NATO, la Turchia, che ha già reclamato presso la NATO, da parte di un paese non-NATO, Israele. La Turchia, oltre a chiedere l'intervento della NATO, ha ritirato il proprio ambasciatore. Questi sono solitamente i passi che precedono un conflitto. Nel caso ci sia un conflitto tra la NATO ed Israele, l'articolo di Panella è da considerare intelligenza con il nemico, punibile con la fucilazione.
  • 06/06/2010 12:43 fabio
    infatti stavo proprio pensando di trasferirmi a gaza. qui si sta così così, li invece automobili giapponesi di grossa cilindrata per tutti.
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