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24/03/2010, 05:30
Nel nostro Paese una coppia su due non ne ha e solo il 19,5% ne ha uno. Il rapporto del Centro studi sulla famiglia traccia un quadro preoccupante: natalità in ribasso per motivi economici.
Quanto costa crescere un figlio? Una domanda che interessa fino a un certo punto chi già ce l'ha: l'amore per un'idea di continuità e di famiglia prescinde dall'impegno economico. Certo è che, però, chi non fosse convinto di diventare padre o madre magari quattro conti se li fa. A dare un'idea specifica dell'impegno economico ci ha pensato tecnicamente il rapporto del Centro internazionale studi famiglia. Ma già ieri, attraverso un'attenta lente d'ingrandimento, il professor Pierpaolo Donati, commentando su L'Osservatore Romano i risultati della ricerca, ha dato una lettura del fenomeno nel nostro Paese non solo dal punto di vista economico, ma anche demografico, sociologico e psicologico.
Partendo in ogni caso da un dato: ogni bambino che nasce in una famiglia italiana viene al mondo avendo già un debito verso lo Stato di circa 25.000 euro. E così, in una società incerta e rischiosa, l'aspetto merita un'ampia riflessione. Che Donati, ordinario di Sociologia della Famiglia all'Università di Bologna, ha avuto modo di esprimere nel suo lavoro «Il costo dei figli. Quale welfare per le famiglie» (Milano, Franco Angeli, 2010, pagine 304, euro 29). Comunque, la natalità in Italia è in grave crisi e analizzando il dato delle famiglie che hanno figli si scopre che il 21,9% ne ha uno, il 19,5% due, il 4,4% tre e solo lo 0,7% ne ha quattro. Le cause della scelta di non avere figli sono principalmente di tipo economico. Per il 19,5% è la mancanza di denaro, per l'8,9% la scarsa disponibilità di conciliare famiglia e lavoro, per lo 0,3% la casa troppo piccola, per un altro 0,3% l'assenza di servizi per l'infanzia, per l'1,5% a causa della precarietà del lavoro, per l'11,7% il posporre la nascita del figlio agli anni a venire mentre per il 57,8% si tratta di scelte personali.
Quanto ai costi per un figlio emerge che la spesa media mensile rappresenta il 35,3% di quella familiare totale. Sugli alimenti e le bevande i figli spendono più della metà dell'intera famiglia (in media 244,7 euro al mese su 449,5 euro per l'intero nucleo). Le spese medie per la «paghetta» (23,7 euro al mese) sono superiori a quelle per l'istruzione (12,5 euro). La crisi economica sta pesando molto sulle famiglie italiane e, secondo il rapporto di Cisf, il 16,4% dei nuclei familiari è considerato nell'area della povertà, il 18% a rischio. E c'è un 37,2% di famiglie che denuncia qualche difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Solo il 22,4% delle famiglie denuncia di arrivare a fine mese con una certa facilità mentre la percentuale precipita al 5,3% di quelle che raggiungono il traguardo con facilità e addirittura allo 0,8% per quelle che lo tagliano con grande facilità. La ricerca indica anche alcune soluzioni a cominciare da un welfare che sia «amico dei figli».
Tra le proposte per una diversa politica a favore della famiglia l'aumento degli assegni al nucleo familiare e detrazioni Irpef, le adozioni del sistema delle deduzioni familiari corrette e del quoziente familiare. Insomma, un bel guaio. Se è vero come è vero che tutti gli scienziati del mondo convengano sul fatto che «il futuro della famiglia è correlato alla sua capacità di generare e allevare figli: senza di loro - ha osservato Donati - la famiglia si riduce a una coppia che si estinguerà nel tempo». «Il problema del costo dei figli - ha spiegato il docente universitario - ci porta ad affrontare il tema di una società multietnica che era inimmaginabile solo qualche lustro fa. In sostanza, nel giro di un secolo, tra il 1950 e il 2050, l'Italia cambierà completamente volto perché ha ritenuto troppo costoso farsi carico dei figli».
In base alle osservazioni del sociologo, ciò che il rapporto vuole mettere a fuoco è il fatto che diventi sempre più essenziale capire come il costo dei figli sia espressione di una cultura e di una progettualità familiare senza le quali un'intera civiltà è destinata a scomparire.
Marino Collacciani
24/03/2010