Il documento, nuovo punto di riferimento per la comunità scientifica del settore, è stato realizzato in collaborazione con IG-IBD, il Gruppo Italiano di Studio delle Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino. Esperti dei principali centri di riferimento italiani hanno strutturato un percorso durato oltre 8 mesi di studio e analisi finalizzato alla condivisione di conoscenza condivisa relativa alle evidenze scientifiche e alle indicazioni di comportamento sull'uso dei biologici nelle malattie infiammatorie croniche intestinali. Agli incontri ha partecipato anche un componente dell'associazione di pazienti. Le linee guida non si riferiscono a tutto lo spettro delle due patologie, ma a alcune loro fasi, ovvero quelle nelle quali il paziente è diventato resistente agli altri trattamenti. Nello specifico, le indicazioni sono relative a quei pazienti che hanno sviluppato dipendenza e resistenza da cortisone che possiamo quantificare in circa il 20-40% sui dati di prevalenza dei nuovi casi. Si calcola che in Italia le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali siano 100.000 di cui probabilmente 30-40% affette da Malattia di Crohn. Tale malattia si presenta prevalentemente in età giovanile (20-30 anni) e in terza età (65 anni), ma non sono rari i casi anche nei bambini e negli adolescenti. La Malattia di Crohn pare essere più frequente nei Paesi Occidentali ed è rara, se non assente, nei Paesi del Terzo Mondo. L'incidenza di tale patologia è di 4-6 nuovi casi/anno per 100.000 abitanti. Quanto alla Colite Ulcerosa, essa varia da una nazione all'altra: il massimo tasso di incidenza si riscontra nell'Europa del nord Ovest e negli Stati Uniti. In Italia il numero di casi nuovi/anno è compreso tra 8 e 10 su 100.000 abitanti. Questa patologia interessa ugualmente entrambi i sessi. È una malattia dei giovani adulti (l'età media di insorgenza è 30 anni), ma si può contrarre a tutte le età . Il testo delle linee guida è caratterizzato da statements (raccomandazioni) a cui viene dato un livello di forza differente a seconda delle evidenze scientifiche che li hanno generati (per esempio livello A significa che la raccomandazione proviene da sperimentazioni controllate condotte su casistica numerosa e con una rigorosa metodologia). Insieme alle raccomandazioni con i diversi gradi di evidenza scientifica sono riportate le fonti bibliografiche a supporto.
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24/03/2010