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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

11/03/2010

La famiglia Cesaroni
in attesa di giustizia

Dalla parte della vittima. La madre e la sorella di Simonetta a Genzano tutte le settimane per pregare sulla tomba della giovane uccisa con 29 coltellate.

Simonetta Cesaroni uccisa con trenta coltellate il 7 agosto del 1990 «Ho fiducia nella giustizia, prima o poi l'assassino di Simonetta uscirà fuori, ne sono sicuro, bisogna avere pazienza». Erano queste le frasi che Claudio Cesaroni, padre di Simonetta, ripeteva a uno dei custodi del cimitero di Genzano, quando puntualmente, al mattino, andava a trovare la figlia portandole fiori freschi. A distanza di vent'anni dal delitto di via Poma, e a cinque dalla morte di Claudio Cesaroni, sono la madre Anna e la sorella Paola a far visita a Simonetta e a suo padre, sepolti al cimitero della cittadina dei Castelli Romani alle porte di Roma. «Una famiglia educata, la signora è molto gentile, piuttosto riservata - racconta il custode - e viene a trovare suo marito e la figlia, più o meno una volta a settimana assieme a Paola, sorella maggiore di Simonetta».

La tomba della famiglia Cesaroni si trova nella parte antica del cimitero genzanese, curata dalla mano di una madre amorevole, è priva di ogni erbaccia, c'è un papero di peluche, un cuore in cartoncino, tanti fiori di colori diversi e senz'ombra di dubbio è facile capire che non sono passate tante ore dall'ultima visita di qualche caro, nonostante il freddo e la pioggia di ieri. La foto di Simonetta è pulita e nitida, e i suoi occhi grandi e neri sembrano attendere la notizia che tarda ad arrivare e cioè che il volto di chi l'ha uccisa quel 7 agosto del 1990 potrà finalmente avere un nome e un cognome.

«La signora Cesaroni, è una persona alla mano», dice di lei la gente del posto, «benché tutti e due i coniugi siano bassini di statura, hanno fatto due figlie molto belle, alte e con personalità». «Paola, la prima a trovare il cadavere della sorella minore nell'ufficio in via Carlo Poma - tengono a sottolineare i frequentatori del cimitero - non manca mai di venire a trovare Simonetta e suo padre, anche quando piove. È una persona raffinata e sempre ben vestita, chiusa nel suo silenzio, ma con lo sguardo di chi non si stanca di attendere che venga fatta giustizia».

«Il padre Claudio, originario di Genzano, era un tifoso sfegatato della Roma - continua il guardiano del cimitero - e spesso chiacchieravamo insieme di calcio, io sono della Lazio, perciò si creava fra noi una simpatica competizione tifosa; parlavamo mentre lui faceva avanti e indietro per portare i secchi con l'acqua per annaffiare le piante, era sereno perché all'epoca, più di dieci anni fa, diceva di avere fiducia nella magistratura e ogni volta che veniva a visitare la figlia, sembrava le dicesse aspetta e non preoccuparti che presto troverai pace».

Il guardiano si dirige, poi, verso un'altra tomba Cesaroni, quella della famiglia d'origine del padre di Simonetta, dove dapprima la ragazza era stata sepolta. Lì sono seppelliti i fratelli del padre della ragazza, Franco e Mario Cesaroni. «Claudio, pochi anni prima di morire all'improvviso - ricorda ancora il guardiano - mi aveva palesato la sua intenzione di trasferire Simonetta nella tomba di famiglia dove sono sepolti anche i parenti della moglie, ma non fece in tempo, perché la ragazza, fu trasferita all'attuale sepoltura circa quattro anni fa, mentre il povero Claudio perse la vita nel 2005».

La macchina fotografica e il taccuino da giornalista non sono ben visti dalle persone che frequentano il cimitero; lì si conoscono quasi tutti e mantengono un silenzio solidale con i parenti di Simonetta. «Fu proprio la sete di notizia di un cronista - riferisce un'anziana signora in visita ai propri cari - a impedire che venisse scoperto il misterioso personaggio che nel dicembre del '90 depose 19 rose rosse sulla tomba di Simonetta e lo rifece anche l'anno seguente, ma nessuno riuscì a coglierlo sul fatto».

È noto che nei paesi le notizie si amplificano, e in poco tempo, la tomba Cesaroni è stata nuovamente al centro dell'attenzione: «Poverini, non ci voleva la morte di Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile di via Poma, perché uccidersi dopo vent'anni, cosa sapeva? Si è davvero suicidato?». Intanto fa buio al cimitero castellano e a rimanere illuminata è una statuetta della Madonna vicino alla foto sorridente di Simonetta, quella apparsa in quest'ultimo ventennio su giornali e televisioni; l'immagine di una giovane, bella ragazza dai capelli lunghi e ricci che oggi avrebbe 41 anni.

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Chiara Rai

11/03/2010

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