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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

11/03/2010

Giallo Orlandi, indagato
l'autista di Renatino

Colpo di scena su un altro mistero di Roma. Dopo quasi 27 anni c'è un indagato per la scomparsa di Emanuela. Interrogato Sergio Virtù, autista del boss della Magliana, Enrico di Pedis.

Manifesti per Emanuela Orlandi Sergio Virtù, l'autista del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto «Renatino», è indagato per omicidio nell'ambito dell'inchiesta Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa in circostanze ancora misteriose il 22 giugno del 1983. A fare di lui uno dei personaggi chiave dell'inchiesta sono state nel corso degli anni le rivelazioni fatte agli inquirenti da Sabrina Minardi, l'ex amante di «Renatino», che lo ha descritto come il fedele autista e guardia del corpo di De Pedis. Per questo motivo, nell'ambiente, era conosciuto con il soprannome «il pugile».

A Virtù, 49 anni, vengono contestati i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. È stato interrogato ieri sera per due ore nel carcere di Regina Coeli, dove è attualmente detenuto, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Simona Maisto, titolari degli accertamenti sul caso Orlandi. Virtù è stato portato ieri nel carcere trasteverino sulla base di un provvedimento cautelare emesso dalla corte d'appello, che non riguarda, però, il caso Orlandi. Negli anni scorsi gli sono state inflitte due condanne a otto anni di reclusione. È stato coinvolto in processi per truffe e fallimenti scaturiti da inchieste sui «colletti bianchi».

Pene inflitte in giudizi di primo grado, non passate in giudicato e in relazione alle quali si è in attesa del processo d'appello. La misura cautelare è stata disposta nei confronti di Virtù su richiesta dalla procura generale presso la corte d'appello sulla base del convincimento che stesse per scappare evitando così di scontare queste condanne e gli accertamenti in corso sul caso Orlandi. A fare il suo nome sono state Fabiola Moretti, pentita della banda della Magliana, e Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis. Entrambe le donne hanno indicato Virtù come una persona non facente parte della banda, ma legata a Renatino tra il 1982 e il 1983. La Minardi riferì di aver visto Emanuela Orlandi al laghetto dell'Eur, nell'immediatezza del sequestro. Con la ragazzina, che aveva 15 anni, ci sarebbe stato appunto Sergio, uomo di fiducia di «Renatino».

La Minardi ha poi sostenuto di aver guidato un'auto, con accanto proprio De Pedis, all'inizio dell'estate, seguito dalla vettura di Sergio che aveva con sè Emanuela. Il gruppo raggiunse Torvajanica dove la Orlandi venne affidata per circa tre settimane alle «cure» di un'altra donna - una certa Adelaide, parente di «Renatino» oggi defunta - nella casa di vacanze degli stessi genitori della Minardi, in via Rumenia. Una dimora non casuale, forse, come racconterà in un secondo momento la Minardi. Sul lungomare di Torvajanica, infatti, a pochi passi dall'abitazione - al primo piano di una palazzina grigia - si trovava il ristorante «Pippo L'Abruzzese», dove De Pedis era solito mangiare ed incontrarsi anche con Sergio Virtù. Di Fronte a quel ristorante, seconda casualità, era parcheggiata la betoniera nella quale, sempre secondo alcune testimonianze della Minardi, tempo dopo sarebbero stati gettati due sacchi neri dell'immondizia, forse contenenti i corpi della Orlandi e di Mirella De Gregori, una ragazza sparita pochi giorni prima di Emanuela.

È il 1984, e l'ex amante del boss ha ricordi vaghi di quel momento. Ricorda che i due sacchi neri furono tirati fuori dall'auto del «pugile». Ma la storia carceraria dell'Orlandi continua, come i flashback della Minardi. La donna ha in seguito ricordato che l'ostaggio, quando i genitori si trasferirono nell'appartamento di via Rumenia per le vacanze, dopo il 10 di luglio, fu trasferita a Monteverde, in via Pignatelli, in un appartamento che fungeva da covo e nascondiglio della Banda della Magliana. L'ex di De Pedis vedrà la Orlandi, viva, in un'altra occasione, alle Mura Aurelie, alla pompa di benzina. Alcuni mesi dopo la quindicenne, sempre secondo il racconto della Minardi, venne consegnata a un sacerdote dopo essere stata prelevata dalla donna in un bar del Gianicolo dove le fu affidata dallo stesso Sergio.

Contro l'uomo ci sono anche le dichiarazioni di un'altra donna, una sua ex convivente, con cui ha intrecciato e poi concluso una relazione in tempi recentissimi. A lei avrebbe confidato genericamente di aver avuto un ruolo nella scomparsa della Orlandi e per questo di aver ricevuto un congruo compenso. Davanti ai magistrati Virtù ha però negato ogni addebito: non ha conosciuto De Pedis e non ha partecipato al sequestro della 15enne. L'uomo ha solo ammesso si aver conosciuto Claudio Sicilia, detto «er vesuviano», considerato dagli inquirenti l'anello di congiunzione tra la camorra e la banda della Magliana, salvo poi diventare collaboratore di giustizia e per questo essere ucciso nel 1991 a Tor Marancia.

Sono ormai passati 27 anni da quando una compagna di corso di Emanuela, Raffaella, ricordò di averla vista per l'ultima volta il 22 giugno, ultimo giorno di lezione al Conservatorio, quando Emanuela le disse, uscendo di fretta dall'istituto: «Vado di fretta, scappo. Ho un incontro di lavoro». Da quel giorno i ricordi dei pochi testimoni di questa vicenda si sono sempre mischiati a quelli di personaggi più o meno credibili. Ma per chi spera ancora di rivedere Emanuela Orlandi viva anche l'apertura di un nuovo filone d'inchiesta può essere una buona notizia.

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Matteo Vincenzoni

11/03/2010

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