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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

08/03/2010, 05:30
Le candidate sono 1800, in tante a votare per decidere il futuro del Paese e dimenticare Saddam. In campo 600 donne poliziotto ad An Anbar contro Al Qaeda.
Le bombe e le minacce di Al Qaeda non hanno fermato gli iracheni. La voglia di cambiare, di essere protagonisti del proprio destino ha avuto il sopravvento sulla paura. Baghdad ieri mattina era una città spettrale, sotto attacco. Sembrava essere tornati indietro di anni. Ma i razzi e i kamikaze hanno solo rimandato la sveglia. A metà mattinata la sfida al terrore aveva le sembianze di tanti chador neri, alcuni con i bimbi in braccio, che si allineavano fuori dei seggi. In un mondo culturalmente dominato dagli uomini la rivoluzione è donna. Il viaggio verso la democrazia e l'autodeterminazione anche ieri, nell'Iraq emerso dalla dittatura di Saddam e dal tentativo, fatto di ferocia, dei qaedisti di trasformarlo in una Califfato islamico, ha il volto e le dita affusolate e sporche di inchiostro, delle donne. Visi rugosi di anziane che hanno conosciuto lutti e fame.
Visi giovani, sorridenti, dove un leggero trucco esalta gli occhi nerissimi, che puntano a cambiare il loro futuro con la democrazia. E a fine giornata l'affluenza è significativa. Oggi otto marzo, in tutto il mondo si celebra la feste della donna, in Iraq potrebbe essere il giorno della vittoria delle donne. Almeno un quarto dei deputati del prossimo parlamento iracheno sarà composto da donne. Lo stabilisce la Costituzione, mentre 1.800 candidate su un totale di 6.172 si propongono di aumentare l'influenza politica femminile nel nuovo parlamento iracheno. Il Paese delle «Mille e una notte» ha quelle quote rose con in tanti Paesi occidentali di democrazia conclamata sono lontane da realizzarsi. Donne in prima linea a difendere la libertà di voto. Molte le scrutatrici e presidenti di seggi. Molte sul fronte dell'anti terrorismo. Nella provincia di Al Anbar, dove la guerriglia di Al Qaeda è ancora virulenta, 600 donne hanno avuto il compito di perquisire tutte le elettrici che si recavano alle urne per evitare l'infiltrazione di ragazze kamikaze all'interno dei seggi. In passato infatti i terroristi di Al Qaeda hanno usato in diverse occasioni ragazze kamikaze che, grazie all'uso del velo e all'impossibilità di essere perquisite dai polziotti, sono riuscite a eludere la sicurezza.
Nel giorno in cui gli iracheni sono andati a votare per il rinnovo del Parlamento è alto il bilancio delle violenze: 38 morti e 110 feriti. Per quanto riguarda i risultati, bisognerà aspettare. Fino all'11 marzo per quelli preliminari, secondo la Missione di assistenza all'Iraq delle Nazioni Unite. Per i definitivi si prevedono tempi più lunghi, In gioco c'è l'assetto dell'Iraq futuro. Tra stato federale e stato centrale. Una partita che si gioca tutta in campo sciita, minoranza perseguitata nell'era Saddam, e che ora si disputa il potere. La sfida elettorale ha visto 86 partiti in gioco: tra loro anche i reduci del Ba'th, la formazione di Saddam. La sfida sembra essere ridotta alle cinque coalizioni principali, fra cui quella del premier Al Maliki: l'«Alleanza per lo Stato di diritto», che ha già vinto le elezioni provinciali del gennaio 2009. Suo l'invito ad accettare le regole della democrazia senza drammi: «Mi rivolgo anche a tutti i politici, invitandoli ad accettare il risultato delle urne: la mappa politica del Paese cambierà senza dubbio, ma chi vince oggi potrebbe perdere domani. E viceversa».
Il suo sfidante è Allawi, sciita anche lui ed ex premier, che si propone come uomo della conciliazione e del laicismo. Nel suo partito ci sono anche sunniti e una vistosa presenza di donne. Questa volta, a differenza che nelle precedenti elezioni del dicembre 2005, si votava con il cosiddetto sistema «a lista aperta», nel quale cioè l'elettore, oltre a scegliere il partito, può esprimere la preferenza per un candidato. E questa è la speranza delle candidate. «L'importanza del ruolo delle donne è nel creare pace, integrità sociale e sviluppo della nostra società - spiega ritiene Maysoun al Damaloji, deputata in cerca di rielezione nella Lista Iraqiya guidata dall'ex primo ministro Ayad Allawi - Penso che negli ultimi quattro anni le donne abbiamo dimostrato un eccezionale rendimento nelle attività parlamentari».
Il problema è che la società irachena resta ancorata a schemi maschilisti. «Le deputate - ha spiegato Mohammed Naji, docente di Scienze politiche presso l'Università di Baghdad - stanno lavorando duramente, ma c'è ancora molta strada da fare. Come sappiamo, un viaggio di mille miglia inizia con un passo». Le donne in chador e niqab hanno cominciato a camminare.
08/03/2010