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03/03/2010, 05:30

Notizie - Interni Esteri

Sì alla verdura geneticamente modificata

L'Europa dice sì alle "superpatate"

L'Ue mette fine all'embargo sui tuberi geneticamente modificati. Via alla coltivazione per uso industriale. Ogm: il Vaticano approva, no del governo. Angelilli: "A Bruxelles decisione inopportuna".

Le patate transgeniche Fine dell'embargo. La Commissione europea ha dato via libera definitivo alla coltivazione nell'Ue della patata transgenica «Amflora» prodotta dalla multinazionale Basf. Una decisione che mette fine alla moratoria sulle nuove colture Ogm in atto dal 1998. Sulla coltivazione della patata geneticamente modificata la decisione è duplice. La prima ne autorizza la coltivazione a fini industriali. La seconda dà la possibilità di utilizzare i sottoprodotti ottenuti dalla «superpatata» nell'alimentazione degli animali. La coltivazione della patata transgenica, in base a quanto deciso dalla Commissione Ue, esige la conclusione di specifici contratti tra produttori e industriali. Questo al fine di poter garantire una netta separazione, in qualsiasi momento dei cicli produttivo e distributivo, tra la patata Amflora e le patate non Ogm destinate all'alimentazione. La produzione di Amflora partirà già nel 2010 nella Repubblica Ceca e in Germania. Dal 2011 coltivazioni anche in Olanda e Svezia. Per il Vaticano è un evento positivo.

Da Cuba il Cancelliere della Pontificia accademia per le scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, spiega che lo sviluppo di sementi transgeniche per combattere la fame è un «fatto positivo», e può aiutare a far affermare «la giustizia tra i beni e le persone». Ma la notizia non lascia indifferenti i difensori della produzione «di casa nostra». A iniziare dal ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. «Ci opporremo - dice il leghista - con tutte le nostre forze agli Ogm e non escludo l'ipotesi di un referendum popolare che su questo argomento sgombri il campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale». Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo sottolinea che «la decisione dell'Ue poggia su un parere dell'Efsa, l'ente scientifico europeo, che presenta diversi profili di problematicità, tant'è che nel comitato che ha assunto la decisione non si è formata una maggioranza. La Commissione avrebbe fatto bene a non forzare i tempi di un dibattito che va avanti da un decennio».

Alle proteste si aggiungono le associazioni ambientaliste. Gli ecologisti europeisti di Fareambiente sono già «in prima fila - annuncia Piergiorgio Benvenuti - per un raccolta firme a livello nazionale. Appoggiamo a pieno il referendum di Zaia a garanzia della sicurezza e della produzione italiana». Preoccupata anche la vicepresidente del Parlamento Ue, Roberta Angelilli: «In un momento così delicato per tutto il settore agricolo tale decisione è inopportuna e stride con la politica di produzione avviata dagli imprenditori agricoli europei che punta sulla tipicità, sull'alta qualità e sull'eccellenza dei propri prodotti».

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Fabio Perugia

03/03/2010

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