Domenica prossima in ottanta Comuni del Settentrione si passeggerà a piedi. Nessuna macchina. Anche Firenze aderisce, Napoli ci pensa. Roma, per ora, decide di restare a guardare. Del resto la Capitale non ha subito peggioramenti sul piano della diffusione delle polveri sottili (pm10). Per il sindaco Gianni Alemanno e l'assessore all'Ambiente, Fabio De Lillo lo «sforamento» nei valori che segnano il livello di inquinamento è uguale allo scorso anno. Ma l'opposizione sente aria di propaganda. E la vicinanza con le elezioni Regionali aiuta a far risorgere un partito ridotto all'osso. Così Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, non perde l'occasione: «Se io fossi al posto del ministro dell'Ambiente Prestigiacomo avrei presentato al governo le mie dimissioni ed avrei aperto una vertenza con il governo per difendere la salute dei cittadini, perché di fronte all'emergenza smog che si è trasformata in emergenza sanitaria non è più tollerabile che si continuino a tagliare fondi al trasporto pubblico e non ci sia una manovra economica strutturale per finanziare la mobilità nel nostro paese». Stefania Prestigiacomo, nell'intervista di ieri al Corriere, non nega il problema-smog e invita i Comuni del Sud a ricorrere allo strumento del blocco del traffico, che approva anche al Nord. Ma ricorda anche come quello italiano non sia un caso unico in Europa: «L'Italia è sotto procedura d'infrazione come altri dieci Paesi. Certo, i limiti sono un po' troppo rigidi - continua prestigiacomo - e in particolare per la pianura padana». Infine il ministro annuncia anche un piano del anti-smog, che sarà pronto a breve. Intanto l'Osservatorio Audimob spiega che il 60% degli italiani dice «sì» al divieto di circolazione delle auto nelle ore di punta. I risultati sono sorprendenti: se in Italia venisse proposto un referendum per vietare l'uso delle auto nelle ore di punta allo scopo di favorire il trasporto pubblico, la vittoria dei «sì» sarebbe certa. Infatti, ben il 59% delle persone a cui è stato posto il quesito si è dichiarato favorevole. In particolare, sono più propensi a sostenere il «sì» coloro che possiedono un'età superiore a 45 anni e che hanno un basso livello di istruzione, le casalinghe, i pensionati, chi abita in piccoli centri e nelle regioni del Sud o nelle Isole. F. P.
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22/02/2010