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la messa al duomo di paluzza, udine

09/02/2010, 13:00

Un anno fa la morte di Eluana Englaro
Il premier: non sono riuscito a salvarla

Berlusconi scrive alle suore che accudivano la giovane morta per l'interruzione dell'alimentazione artificiale. Era in stato vegetativo da 17 anni. "Provo ancora dolore e rammarico".

Eluana Englaro A un anno dalla Morte di Eluana Englaro nella casa di riposo La Quiete di Udine è stata officiata una santa messa questa mattina, nel duomo di Paluzza (Udine). La giovane, in stato vegetativo per 17 anni dopo un grave incidente automobilistico,  morì per l'interruzione dell'alimentazione artificiale in seguito alla battaglia legale messa in atto dal padre Beppino. Il rito - voluto espressamente dallo zio di Eluana, Armando Englaro - è stato celebrato da don Tarcisio Puntel, parroco di Paluzza, che aveva anche officiato il rito funebre per Eluana il 9 febbraio 2009. Alla funzione religiosa hanno assistito circa cinquanta fedeli con in testa lo zio e un cugino di Eluana. Il papà Beppino Englaro non ha preso parte al rito. Don Puntel non ha fatto l'omelia. "Non vogliamo altro clamore - ha spiegato - perchè spesso le parole vengono travisate. Abbiamo optato per un rito intimistico, come si fa nei giorni feriali. È anche il nostro carattere". Significativo il passo del Vangelo scelto dal religioso: "Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi, vi darò ristoro".
 

Una morte che si poteva evitare - "Vorrei ricordarla e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte". Nel giorno del ricordo di Eluana è questo il messaggio che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fatto pervenire alle suore misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni, dove la donna restò ricoverata per 14 anni. Il messaggio è stato portato alle suore dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che oggi è stato in visita alla clinica lecchese. "Carissime sorelle - si legge nel messaggio -  è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte. Vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni - continua il testo -, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese". "Vi prego di pregare per l'Italia - conclude Berlusconi - perchè ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi".


Il padre: la legge dov'è? - Per il padre Beppino Englaro, Eluana oggi  "è come un anno fa, come diciotto anni fa: un simbolo pulito della libertà individuale". Lo scrive in una lettera a Repubblica, convinto che "il miglior modo per tutelare la vita in tutte le situazioni sia affidarne le decisioni a chi la vive". Mentre Eluana moriva, ricorda, "c'era un giudicato" della Corte di Cassazione e "una corsa" della politica "che voleva sovvertirlo". Ma dopo un anno, sottolinea "la legge non c'è". Dov'è finita, si chiede Englaro "quella forza d'urto lanciata contro una ragazza che moriva?". La legge "così come viene formulata - secondo Englaro - non tiene e non terrà".  Anche perchè i cittadini "vogliono essere messi in grado di prendersi le loro responsabilità, non essere trattati come se non fossero responsabili delle loro scelte di coscienza". Sul quotidiano parla anche l'anestesista che ha assistito Eluana nella casa di cura La Quiete, Amato De Monte, che racconta come gli sia "cambiata la vita". Due mesi "sotto scorta", con quell'indagine e "quell'accusa" (di omicidio, poi archiviata, ndr) che proprio non gli è "andata giù per aver fatto una cosa che era passata in Cassazione".  Nonostante tutto però, conclude, "ero e resto convinto, come medico, che in quella stanza ho assistito a un processo di morte naturale".

 

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09/02/2010

  • 10/02/2010 14:26 alessandra
    Ciò che più rattrista è la strisciante campagna d'intimidazione,quasi di terrorismo psicologico sorta da questo fatto.Non si può,timidamente,affermare che la volontà della donna non fosse certa ma solo presunta;non si può essere a favore della vita comunque sia,o si è giudicati cattolici,retrivi o peggio.Intanto chi ha davvero deciso è diventato un opinion maker.Mi permetto di dissentire.
  • 09/02/2010 18:48 Manlio Tummolo
    Con le leggi allora vigenti, sarebbe bastato un po' più di decisione, con intervento diretto sulla cosiddetta Casa di Cura, ricoverare la donna in un Ospedale Militare o alcunché di simile, togliere la patria potestà a chi rifiutava la sopravvivenza della donna. Ultime scoperte dimostrano che lo stato vegetativo non è morte, ma solo incapacità di comunicazione verso l'esterno. I rimpianti sono tardivi. I casi di condanne a morte per fame e sete si vanno silenziosamente moltiplicando, con la scusa del rifiuto dell'"accanimento terapeutico". Sicché si dà morfina, ma non idroalimentazione .
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