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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

09/02/2010, 09:46
Il bilancio del week end è di otto morti. L'esperto: "Non si fa più prevenzione". Al Terminillo due appassionati del "fuori pista" si smarriscono, salvati. Il 95 per cento delle valanghe sono provocate dalle vittime.
Bollettini inascoltati, la gita «per forza», la coltre di neve che si «sgretola» anche sotto una lieve pressione («effetto lametta da barba»), e vite umane che restano incastrate nel bianco silenzio. L’emergenza valanghe è tutto questo. Il 95% delle valanghe come quelle che hanno provocato i tragici incidenti di questo inverno edizione 2009-2010 «è provocato dalle vittime stesse» mentre la stagione degli incidenti è «arretrata e, rispetto al decennio ’85-’95, il massimo ora si posiziona a gennaio contro il febbraio e marzo del passato». E spesso bastano soli pochi chili per mandare in tilt il delicato equilibrio della neve su un pendio.
A parlare è Giovanni Peretti, responsabile del Centro Nivo-Meteorologico dell'Arpa Lombardia e membro dell'Aineva, l’Associazione che raggruppa i Servizi Valanghe delle sette regioni dell’Arco alpino. «La gente ora - ha detto Peretti - appena vede la neve si precipita in montagna senza aspettare l’assestamento del manto nevoso». Inoltre la maggior parte delle vittime «non ha ascoltato il bollettino». In 40 anni di statistiche raccolte dall’Aineva, «c’è un crescendo di incidenti» anche se, ha riferito Peretti, «le vittime da valanga risultano stabili, intorno alle 20 all’anno».
Ma ora è il momento della coscienza e della conoscenza: «Aiutateci a divulgare la cultura della prevenzione», ha detto accorato Peretti. «Ascoltate i bollettini valanghe» e, comunque, se proprio avete deciso di non rinunciare all’escursione, «portate sempre, ma sempre con voi il necessario per l’autosoccorso: Artva (Apparecchio di Ricerca Travolti da Valanga), sonda per intercettare la posizione del compagno e pala per scavare». «Attualmente in tutto l’arco alpino il livello di rischio valanghe è molto marcato per le categorie di sci alpinismo, escursioni con le ciaspole (racchette da neve) ma anche i fuoripista e le motoslitte, queste ultime presenti come nuova moda», ha messo in allerta l’esperto. «La curva di sopravvivenza sotto una valanga ci dice che nell’85% dei casi nei primi 15 minuti dal seppellimento si è ancora vivi», ha riferito Peretti, ecco perché è necessario intervenire immediatamente.
«Scavare con le punte degli sci o con le mani - ha detto l’ esperto significa perdere più di mezz’ora, se basta». E la mortalità negli incidenti da valanga è del 60-70 per cento. Il problema è che, ha spiegato Peretti, «a fronte degli incidenti mortali o molto gravi di cui si viene a conoscenza, ce ne sono decine di cui non si sa niente e che non rientrano nelle statistiche». Intanto il bilancio nero del week end si aggrava. Gli sciatori morti sotto le valanghe sono otto. Mentre a Campo Felice in sette si sono persi nella nebbia e sono stati ritrovati dai soccorsi. Si salvano anche due sciatori al Terminillo che avevano tentato un fuori pista.
09/02/2010