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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

09/02/2010, 05:20
L'Italia fa pressioni su Turchia e Brasile perché lascino sola Teheran. Afghanistan: Roma istruirà i funzionari pubblici sui rischi corruzione.
L'Italia in prima linea sui fronti caldi del centro Asia. Iran e Afghanistan sono dossier che scottano, ma Roma non vuole restare indietro. Basta con l'italietta con il piede in due staffe. Il governo, in sintonia con gli alleati, principalmente gli Stati Uniti, si è impegnato ad affrontare questi nodi con determinazione. Senza ombre e sfumature. Nella tre giorni romana, il segretario di Stato alla Difesa Usa, Robert Gates, ha incontrato il premier Berlusconi, il suo omologo La Russa e ieri mattina il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Colloqui durante i quali è stata sottolineata l'urgente necessità di un ampio raccordo internazionale, così come di ulteriori pressioni per impedire la prospettiva destabilizzante di un Iran potenza nucleare. Sull'Afghanistan è stato ribadito il comune impegno e l'esigenza di un più efficace sinergia tra aspetti civili e militari della strategia internazionale. Impegni che l'Italia non intende disattendere.
Così l'interscambio commerciale con l'Iran si è ridotto del 40 per cento e l'Eni non ha rinnovato i contratti. Ma è sul piano strettamente diplomatico che il governo di Roma intende giocare le sue carte. Facendo pressioni ai governi amici di Ankara e Brasilia per «limitare» i rapporti con Teheran. Una politica di accerchiamento per isolare il regime degli ayatollah e costringerlo, senza troppo gravare sul popolo - come spiegato dallo stesso segretario Usa Gates - a rinunciare alle aspirazioni di potenza nucleare. Ma la sfida è ancora più aperta. Rifiutare qualsiasi contatto ufficiale con esponenti del regime. Così, alcuni incontri con delegazioni del Majles iraniano, il parlamento della Repubblica islamica, sono stati annullati dall'Italia a vari livelli. La grande sfida del 2010 resta però l'Afghanistan. E l'Italia non si è tirata indietro. E non solo con l'invio dei soldati e dei carabinieri. L'Italia dal 2002 ha investito in Afghanistan oltre 400 milioni di euro.
L'incremento della cooperazione civile è la sfida che lo stesso generale McChrystal intende vincere. Eliminare la guerriglia talebana e proteggere i civili. L'Italia, già leader nella ricostruzione del sistema giudiziario, è ora impegnata in diversi progetti di sviluppo dell'agricoltura afghana. Olive e zafferano le culture competitor dell'oppio che, con il supporto dei militari del Prt di Herat, vengono sempre più diffuse nella provincia occidentale. Dopo la Conferenza di Londra l'Italia ha preso un altro impegno: preparare i quadri della pubblica amministrazione. Anche questo determinante, come l'addestramento delle truppe, per la ricostruzione del Paese. Un programma dettagliato, che tenga conto della lotta alla corruzione. Un modello che l'Italia ha saputo ben portare a compimento in Albania dopo la drammatica «rivoluzione delle piramidi».
Maurizio Piccirilli
09/02/2010