Penicilline, macrolidi, chinoloni e cefalosporine costituiscono da sole il 90% del consumo totale di antibiotici in Italia. Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria sono le regioni a maggior consumo. Affezioni dell'apparato respiratorio, spesso di origine virale come influenza e raffreddore su cui gli antibiotici non sono efficaci, sono le più frequenti cause di prescrizione. Usare gli antibiotici quando non servono espone inutilmente al rischio di reazioni avverse. Tra il 2002 e il 2008 le segnalazioni di reazioni avverse sono state 7266. Lo sviluppo dell'antibioticoresistenza in Italia e in tutti i Paesi europei, legato all'incremento e all'uso inappropriato degli antibiotici, costituisce un problema di particolare rilievo per la tutela della salute dei cittadini. Per questo l'Agenzia Italiana del Farmaco, con il patrocinio del Ministero della Salute e in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità , ha realizzato la Campagna di comunicazione "Antibiotici? Usali con cautela". "L'azione di sensibilizzazione della popolazione generale - spiega il Direttore Generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco Guido Rasi - soprattutto in quelle regioni dove il consumo di antibiotici è più elevato, si è resa necessaria poiché alcuni germi patogeni importanti hanno già sviluppato livelli di antibioticoresistenza che arrivano anche al 90% e alcuni ceppi sono divenuti resistenti a tutti i 100 antibiotici disponibili tanto che in un futuro prossimo si comincia a temere di non poter disporre più di alcun farmaco per combattere le infezioni. Per fare un esempio, batteri un tempo "innocui" come quelli responsabili del "giradito", oggi sono divenuti temibili perché essendo resistenti a molti antibiotici, possono essere causa di gravissime infezioni. Fattore determinante nello sviluppo dell'antibioticoresistenza è l'incremento dei consumi e l'uso degli antibiotici quando non sono necessari come nel caso dell'influenza e del raffreddore. Purtroppo i nostri dati evidenziano che troppo spesso si verifica il ricorso alla cura "fai da te" e l'acquisto di antibiotici in farmacia senza prescrizione medica. Un grave errore perché è solo il medico che può riconoscere la presenza di una infezione batterica su cui gli antibiotici sono efficaci. Usare questi farmaci in modo corretto e non renderli inefficaci è importante perché le nuove molecole in sviluppo sono poche, circa 10, e solo 17 le sperimentazioni in corso in Italia nel 2008: Troppo pochi per sperare di vedere arrivare prodotti nuovi per la cura delle infezioni, dato che solo 1 medicinale su 200 in sperimentazione raggiunge il mercato''. "In Italia- spiega il Direttore Generale dell'Aifa Guido Rasi - nel 2008 il 44% della popolazione ha ricevuto almeno 1 prescrizione di antibiotico e il maggior impiego si è avuto in età pediatrica e nella popolazione anziana. In particolare, 53 bambini e 50 anziani su 100 hanno ricevuto almeno una prescrizione di questi farmaci e con l'avanzare dell'età cresce il numero di pazienti che hanno ricevuto 6 o più prescrizioni: il 13-14% della popolazione sino a 64 anni, il 22-24% tra i 65 e i 74 anni e addirittura il 28-32% oltre i 75 anni. In particolare nella fascia di età 15 - 64 anni vi è stato un maggior utilizzo nella popolazione femminile mentre nella fascia di popolazione ultra sessantacinquenne la prevalenza è tra i soggetti di sesso maschile". Particolarmente grave l'aumento del fenomeno della multi-resistenza che nell'ultimo rapporto appare più che raddoppiata, poiché la capacità dei batteri di resistere a più antibiotici diminuisce ulteriormente e drasticamente le possibilità terapeutiche. Resta inoltre sempre critico, nel nostro Paese, tanto da toccare punte del 30-40%, il trend di resistenza alla meticillina nello Staphyloccus aureus che è tra le principali cause di infezione ospedaliera.
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13/01/2010