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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

L'Istituto di ricerca ha già regolarizzato più di 400 contratti. Il ministro Prestigiacomo: "Non vi abbandoniamo stiamo valorizzando l'attività dell'ente".
I lavoratori dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) restano sui tetti. Protestano. Non mollano. Chiedono un posto fisso. O almeno una scrivania ancora per un anno. Alzano un polverone dietro il quale sembrano quasi in mille a sventolare la bandiera della disoccupazione. In realtà sono ventuno persone. La storia delle regolarizzazioni dei contratti dell'Istituto, nato nel 2008 dalla fusione di tre enti (Apat, Cram e Infs), è meno tortuosa di quanto sembrerebbe. Un'avventura di certo lunga e sofferta, ma lineare. Al momento del commissariamento, nel luglio 2008, l'ente di ricerca contava 905 dipendenti con contratto a tempo inderminato e 534 con contratto flessibile. Insomma, il 38 per cento della forza lavoro era precaria ed è partito il piano di regolarizzazione.
Così, già il 17 maggio scorso l'Ispra ha assunto quattordici vincitori dei concorsi pubblici e stabilizzato altri 201 lavoratori. Mentre dopo più di un mese, a luglio, sono scaduti 179 contratti a progetto già prorogati un anno prima. E nessuno di questi lavoratori aveva superato una selezione o una comparazione, ma erano stati assunti a «chiamata diretta». Insomma, dati alla mano, si è arrivati al primo dicembre dell'anno appena passato con un organico Ispra formato da 1310 contratti: 1080 a tempo indeterminato, 230 flessibili (di cui 117 a tempo determinato, 61 collaborazioni, 47 assegni di ricerca e 5 borse di studio). È nella notte di San Silvestro che 111 contratti sono scaduti innescando la grande protesta. Contratti di vario titolo: a tempo indeterminato (21), co.co.co (39), assegni di ricerca (55) e borse di studio (6). Ma di questi, ben ottantasei sono stati già rinnovati. Ne restano fuori venticinque. Quattro persone non hanno voluto continuare il rapporto con l'ente. Ventuno sono lì sui tetti dell'Ispra a dormire, protestare, col freddo o la pioggia senza differenze sventolando bandiere ed esponendo striscioni. Ventuno contratti. Punto.
Molti di questi riguardano posizioni amministrative in relazione alle quali l'Ispra sta concludendo i concorsi per immettere 69 lavoratori nel personale a tempo indeterminato. Altri hanno concluso progetti che non vengono rifinanziati. Infine ci sono i contratti che, ordinariamente, non prevedono proroga come le borse di studio finalizzate a percorsi di formazione. Nessun licenziamento, dunque. È infatti per questo che la protesta sul tetto riceve l'adesione di un solo sindacato (Usi Rdb), che rappresenta poco più del dieci per cento del personale dell'Ispra. Non è neppure un caso se negli incontri di ieri tra il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo le sigle si siano divise in due riunioni. Il ministro ha dovuto tenere un confronto prima con Cgil, Cisl, Uil e Anpri. Poi con i rappresentanti Usi Rdb. Prestigiacomo, oltre a illustrare i dati, ha confermato che nei piani del governo c'è il potenziamento dell'Ispra: «Non vi è alcun abbandono della ricerca, ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto». Secondo il piano, a fine 2010 i lavoratori, tra contratti a tempo indeterminato e flessibili, saranno 1471. Trentadue in più rispetto al primo mese di commissariamento. Per lunedì, inoltre, Prestigiacomo ha fissato un tavolo tecnico per cercare di accontentare gli ultimi precari dell'Istituto e i contestatori dei tetti. Loro, per ora, hanno deciso di restare sotto le stelle.
Fabio Perugia
05/01/2010