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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Il sociologo Sorise: "Tra 10 anni consumeremo come oggi ma con meno sprechi".
Dopo mesi con il portafoglio blindato, gli italiani tornano a spendere. Certo, ci sono i saldi. Ma secondo Michele Sorise, docente alla Luiss in Sociologia dei processi culturali e comunicativi, c'è anche la pura necessità di tornare a spendere, ma in modo responsabile.
Professor Sorise, i saldi hanno restituito dinamismo al commercio. Come spiega tanta euforia?
«Ci sono due tendenze. La prima è legata alla contingenza della crisi economica e delle crisi percepite per la difficoltà nel potere d'acquisto che hanno gran parte delle famiglie italiane e che porta al tentativo di "rubare" le fonti di risparmio. Il saldo è da sempre lo strumento privilegiato per acquistare facilmente beni che si considerano importanti. La seconda tendenza parte all'inizio della seconda metà del decennio scorso ed è una consapevolezza diversa nei consumi. Abbiamo abbadonato la cultura del consumo ostentato e vistoso, per un consumo più consapevole. Si è meno legati a logiche di spesa impulsiva e più attenti e critici».
Dodici mesi fa la parola crisi era la centro del mondo. Oggi lo è meno. Quanto conta l'eco della crisi che si allonta sul fenomeno saldi?
«Dopo tutti i momenti depressivi segue una necessità psicologica ed economica di euforia. Oggi c'è la necessità di far ripartire la macchina economica. Il sistema imprenditoriale si sta impegnando, il comparto del commercio ha fatto di tutto per facilitare gli acquisti, addirittura anticipando la tradizionale stagione dei saldi. Dall'altra parte c'è la necessità psicologica da parte dei consumatori di riguadagnare quello che si presume aver perduto, ma con maggiore oculatezza».
Lei preferisce i saldi pre o post Natale?
«Io frequento molto la Gran Bretagna dove i saldi iniziano addirittura alla fine di novembre».
E funzionano bene?
«Funzionano benissimo. Io sono per i saldi prima e con ampio anticipo rispetto al Natale».
L'ottimismo dei consumatori di questi giorni è superficiale o un fenomeno più solido?
«Credo che i consumatori non facciano molti calcoli rispetto alle possibilità dell'economia italiana e non credo che la massa pensi alle possibilità di ripresa, che pure ci sono da qui ai prossimi 24 mesi. C'è una vera e propria necessità psicologica di riaccostarsi ai beni. Non siamo ancora usciti dalla crisi ma ci sono le premesse per farlo. Credo che nei prossimi due anni avremo possibilità maggiori di crescita. Il problema è che i consumatori devono fare ancora i conti con i loro stipendi che continuano a essere quelli di qualche mese fa».
La spinta del consumo consapevole trova pronte le imprese?
«Ancora poco. Mi sembra che i segnali ci siano ma non c'è ancora progettualità. L'industria italiana non si è ancora completamente resa conto che questo cambiamento è complessivo della società italiana».
Professore, chiudendo un attimo gli occhi, secondo lei tra dieci anni come consumeremo e quanto?
«Il problema è che basta poco per ridurre le possibilità di consumo anche psicologico: un attentato o crisi inaspettate, per esempio. Comunque, diciamo che da qui a dieci anni consumeremo sicuramente come oggi ma in maniera più consapevole, quindi ridurremo gli sprechi. Ci renderemo conto che possiamo mantenere un tenore altissimo della qualità della vita senza sprecare alcuni beni fondamentali, come l'acqua o il cibo. Mentre compreremo sempre di più beni con tecnologie avanzate, tessuti che provengono da hi-tech industriale che possa consentire un risparmio in termini economici e al tempo stesso un incremento della qualità dei prodotti stessi».
Fabio Perugia
04/01/2010