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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

La deposizione del pentito di mafia citato come teste. "Avevano messo il Paese nelle nostre mani". Il senatore: "Dichiarazioni allucinanti. Forse dei pm dietro il collaboratore di giustizia".
È appena cominciata nell'aula bunker 1 del palazzo di giustizia di Torino la deposizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, citato come teste al processo d'appello al senatore Marcello Dell'Utri dal sostituto procuratore generale Antonino Gatto. Il pentito depone dietro un paravento bianco, col volto coperto da un passamontagna, circondato da alcuni agenti.
Ci siamo spinti oltre - "Ho fatto parte dagli anni Ottanta al Duemila di un'associazione terroristico-mafiosa denominata Cosa nostra. Dico terroristica per quello che mi consta personalmente, perchè dopo gli attentati di via D'Amelio e Capaci, ci siamo spinti oltre, come l'attentato al dottor Costanzo (Maurizio ndr)". Con queste parole Spatuzza ha iniziato la sua deposizione". "Oggi posso dire che vigliaccamente, dopo la strage di Capaci - ha proseguito - abbiamo gioito e lo abbiamo fatto anche dopo la strage di via D'Amelio".
Gli attentati di Milano e Firenze - "Giuseppe Graviano durante un incontro avvenuto nel '94 mi disse 'è bene che ci portiamo un po' di morti dietro, così chi si deve dare una mossa se la da...'. Me lo disse quando io feci delle rimostranze al suo progetto di uccidere 'un bel po' di carabinieri'". Spatuzza parla degli incontri con il boss. "Dissi a Graviano che ci stavamo portando un po' di morti che non ci appartenevano, pensavo ad esempio ai cinque morti che c'erano stati tra Milano e Firenze, tra cui la bellissima bambina fiorentina - aggiunge - Era un terrorismo che a noi non apparteneva. Ma Graviamo mi disse che era bene che ci portassimo dietro questi morti".
Cosa Nostra e politica - Poi, il pentito di mafia, rispondendo al pg Antonino Gatto che gli chiede se ci fossero collusioni tra la mafia e la politica, ricorda che nel luglio del '93, mentre si trovava a Roma per l'attentato da compiere "alla chiesa San Giovanni, Giuseppe Graviano mi fece consegnare cinque lettere a Fifetto Cannella da imbucare la sera prima dell'attentato. E questo per me era un'anomalia, che noi informassimo qualcuno sull'attentato".
"Graviano mi parlò di Berlusconi" - "Nel '94 incontrai Giuseppe Graviano in un bar in Via Veneto, aveva un atteggiamento gioioso, ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella storia. Mi vennero fatti due nomi tra cui quello di Berlusconi. Io chiesi se era quello di Canale 5 e mi disse: sì. C'era pure un altro nostro paesano (concittadino). Grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo il Paese nelle mani". Sullappoggio di Cosa nostra ai politici il pentito ha aggiunto: "Nell'87 Giuseppe Graviano mi disse che dovevamo sostenere i candidati socialisti alle elezioni. All'epoca il capolista era Claudio Martelli. A Brancaccio facemmo di tutto per farli eleggere e i risultati si videro: facemmo bingo".
Il colpo di grazia fallito - "Era già tutto pronto per l'attentato allo stadio Olimpico di Roma per uccidere i carabinieri, ma all'ultimo minuto quando Benigno premette il telecomando, fortunatamente, grazie a Dio, il telecomando non funzionò". È un altro passaggio della deposizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza al processo a carico del senatore Marcello Dell'Utri, in trasferta a Torino. Sempre per il pentito il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma "doveva essere il colpo di grazia" nella strategia terroristica di Cosa Nostra degli anni '90.
04/12/2009