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    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Intervista a Marco Minniti

"Adesso saranno più vicini alla gente"

L'ex viceministro dell'Interno: "Si qualificherà il contributo degli apparati e crollerà il muro divisorio con la società".

Marco Minniti «Un passaggio nodale. Che avrà due effetti: qualificare l'intelligence e far crollare definitivamente il muro che si era creato tra società e servizi segreti nel nostro Paese». L'ex viceministro dell'Interno e responsabile Sicurezza del Pd Marco Minniti non ha dubbi. Il reclutamento di «007 intellettuali», cioè analisti d'intelligence e network manager, è un fatto positivo ed epocale, che trasformerà in senso moderno e renderà più efficiente la struttura dei vecchi servizi.

Perché questo cambiamento è importante, onorevole Minniti?

«Per vari motivi. Non solo contribuirà ad evitare vie clientelari e a cancellare opacità che ci sono state finora, ma servirà a far entrare altre professionalità nel circuito dell'intelligence. Figure professionali provenienti dal mondo universitario che sono qualificanti e non esistevano nei bacini di reclutamento tradizionali, come la Polizia e le Forze Armate. Così questi vuoti saranno colmati e la nuova configurazione corrisponde all'attuale realtà geopolitica mondiale».

 In che senso?

«Fino all'89 esistevano due grossi blocchi geo-politici e il bisogno di intelligence in Italia era compensato dalla copertura di tale settore da parte dei servizi "alleati". In questo mondo diviso a metà, all'interno dei due blocchi c'erano interessi omogenei. Oggi viviamo invece in un mondo multipolare, nel quale non è detto che i servizi amici ed ex nemici siano alleati su tutto. Inoltre ciò consente una copertura più larga».

Cioè?

«Da un lato, la sfida del terrorismo internazionale richiede capacità di comprensione molto più ampie. Dall'altro, una parte importante della competizione internazionale si gioca sui mercati e, quindi, si ha un gran bisogno di un'intelligence economica».

Siamo di fronte anche ad un'inedita apertura verso la cosiddetta società civile. Non crede?

«Infatti. Così si esce da un ghetto, si infrange un muro che si era costituito fra società e servizi. Anche se il percorso di reclutamento non potrà certo essere lo stesso di un concorso pubblico, questo nuovo modo di selezionare gli analisti è certamente più intellegibile e più conforme al ruolo e alla funzione dell'intelligence. Tutto è più chiaro, più trasparente. In questo modo diventiamo pienamente europei e si colma un vuoto che si era creato per ragioni storico-politiche».

L'iniziativa servirà anche a cancellare il sospetto di deviazione che grava da sempre sui nostri servizi?

«Di sicuro metterà in circolo più anticorpi. Anche se questo spartiacque l'abbiamo già superato. Oggi è altamente improbabile un fenomeno di deviazione dei vertici o delle strutture nel loro insieme, come si è più volte sospettato in passato. Ormai i servizi hanno un rapporto consolidato con il cuore della democrazia italiana, e questo processo di rinnovamento lo renderà ancora più forte. Sebbene è ovvio che singolarmente l'infedeltà è sempre in agguato».

Dai primissimi dati emerge che solo una donna su dieci è interessata all'arruolamento. È una cifra che la sorprende?

«No. Siamo al primo approccio, Sono numeri destinati a cambiare. Com'è accaduto con le Forze Armate, ci sarà una crescita quantitativa del contributo femminile. E, anche in questo caso, sarà un inserimento competitivo e di altissima qualità. L'obiettivo è capire il mondo un attimo prima e non un attimo dopo. E per questo sono necessarie passione, predisposizione e sensibilità nell'approccio».

In un solo giorno ci sono stati 1600 contatti on line. Sintomatico di un forte interesse o anche di altro?

«C'è curiosità. È scattato un circuito d'interesse. E questo è molto positivo. Ma ciò è dovuto anche al fatto che il committente, cioè i servizi, ha oggi un'immagine forte e credibile».

Ci sarà anche un ricambio generazionale?

«Certamente. E questo consentirà di svecchiare gli apparati e di liberare le strutture dalle incrostazioni del passato. Il passaggio, insomma, è nodale».

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Maurizio Gallo

04/12/2009

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