Il soldato Shalit potrebbe tornare a casa per il fine settimana. In Egitto e in Arabia, due Paesi che hanno lavorato al negoziato tra Hamas e Israele, l'accordo è cosa fatta. A Gerusalemme non sono dello stesso parere e il premier Netanyahu frena. Scettici, per ovvi motivi, i familiari del caporale rapito nel 2006 dalle milizie di Hamas. Il nodo da sciogliere è sui nomi dei prigionieri palestinesi da liberare. Hamas avrebbe ottenuto la liberazione di mille palestinesi. Di questi almeno 450 si sono macchiati del sangue israeliano. Lo stop alla firma prevista per domenica scorsa è stato il contrasto su 70 nominativi. Via libera di Gerusalemme invece su Marwan Barghouti di Al Fatah e Ahmad Saadat del Fronte popolare. Il primo è considerato l'ispiratore di numerosi attentati in territorio israeliano ed è stato condannato all'ergsatolo. La sua eventuale liberazione lo catapulterebbe immediatamente in cima alla lista dei possibili successori di Abu Mazen. Ahmed Saadat invece è considerato l'ispiratore dell'omicidio del ministro del turismo israeliano Rehavam Zeevi nell'ottobre del 2001 . Il negoziato lungo e controverso vede in prima fila la Gemania, considerato da Tel Aviv partner di fiducia per tutte le trattative di scambio di prigionieri con i gruppi estremisti mediorientali. Berlino è stata al centro dello scambio di prigionieri palestinesi e libanesi già nel 2004 e successivamente nel 2008 quando a Israele furono restituite le salme dei soldati rapiti sul confine libanese in cambio dei resti di 200 miliziani Hezbollah. «Non possiamo dire niente in questo momento e non abbiamo nulla da aggiungere», ha dichiarato Noam Shalit, il padre del soldato da tre anni prigioniero nella Striscia di Gaza, dopo i colloqui con esponenti del governo israeliano. Ieri una delegazione di Hamas è tornata a Il Cairo per definire alcuni dettagli. I nomi di quella lista di 70 che Israele non gradirebbe liberare. Secono indiscrezioni Hamas e i Paesi arabi vorrebbero che tutto si concludesse entro venerdì per la concomitanza con la Festa dle Sacrifico Aid el Adha, che ricorda appunto il sacrifico di Abramo, festa importante nell'Islam. I prigionieri palestinesi non farebbero ritorno però in Israele ma verrebbero ospitati in alcuni Paesi europei. Hanno dato il loro assenso a ospitarli Italia, Norvegia, Spagna e Irlanda. Un'operazione come quella portata a termine per chiudere l'asseddio alla basilica della Natività nel 2002 quando i miliziani palestinesi furono lasciati uscire dalla chiesa di Betlemme per lasciare Israele verso l'Europa. Dove sono tutt'ora.
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24/11/2009