| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Il presidente brasiliano Lula potrebbe non concedere l'estradizione dell'ex terrorista dei Pac. Il legale di Battisti: "In Italia si muore in carcere".
Cesare Battisti era in rapporti con gruppi criminali e terroristici in Brasile. A rivelarlo è stato il capo della Polizia federale brasiliana. Il commissario Cleberson Alminhana ha spiegato che le «investigazioni realizzate dalla polizia federale sulle attività illecite di Battisti durante il suo soggiorno illegale, hanno portato alla luce il suo coinvolgimento in attività terroristiche». Le prove sarebbero emerse dal disco rigido di un computer e alcuni Cd sequestrati nell'appartamento di Copacabana a Rio de Janeiro dove abitava l'ex terrorista rosso prima di essere arrestato nell'aprile del 2007.
Nell'appartamento vennero sequestrati anche due passaporti falsi francesi entrambi con la foto di Battisti. Il fascicolo redatto dalla polizia federale fa riferimento al coinvolgimento di Cesare Battisti in «reati connessi al traffico di immigrati clandestini e con attività terroristiche». Il commissario Alminhana, capo del settore anti terrorismo della polizia federale ha messo tutto per iscritto e inviato il dossier al Tribunale Federale di Rio de Janeiro il 9 aprile 2007, pochi giorni dopo l'arresto a Copacabana del latitante italiano. Un elemento in più per il presidente Lula che aveva detto che a suo tempo non era stato informato bene su chi fosse «Cesare Battisti». «Devo leggere la comunicazione del Tribunale Supremo Federale, che è ancora in fase di elaborazione, e dopo prenderò la mia decisione»: così il presidente brasiliano, Luis Inacio Lula Da Silva, ha risposto ieri a chi gli chiedeva quali erano i tempi per una sua decisione sulla richiesta italiana di estradizione per Cesare Battisti.
Lula ha sottolineato che «un presidente della Repubblica solo può decidere in base agli atti del processo» e dunque una volta ricevuta la comunicazione del Tribunale supremo, che ha deciso per maggioranza a favore della richiesta italiana «dovrò leggerla, discuterne con i miei consiglieri legali, dopodichè ne parlerò con la stampa con il massimo piacere». Ma il suo ministro della Giustizia Tarso Genro continua a difendere la scelta di negare l'estradizione. «In Italia c'è una deriva fascista» ha detto ieri Genro.
Secondo Luis Roberto Barroso, avvocato brasiliano di Battisti, Brasilia potrebbe rifiutare l'estradizione senza per questo infrangere il trattato di estradizione che vige con l'Italia. «In Italia c'è un clima che non è propizio ad accogliere Battisti con serenità e dignità umana» ha detto il legale. E nel dossier che sta preparando ha inserito le foto e le notizie stampa sulla morte in carcere di Stefano Cucchi e della brigatista Diana Blefari Melazzi.
Maurizio Piccirilli
21/11/2009