Per lei, da quella tragica notte tra lunedì e martedì, è iniziato un vero e proprio inferno, con la sola certezza, oggi, che gli assassini di suo figlio sono stati arrestati. Ieri, nel giorno dell'ultimo saluto ad Emanuele, quel figlio tanto amato, la signora Anita non aveva più parole. Il dolore della famiglia, il suo pensiero, era tutto nelle parole del fratello di Emanuele, Fabrizio. «L'omicidio di mio fratello poteva essere evitato. Emanuele gridava ai suoi assassini di fermarsi. Adesso fermateli voi, non permettete che la figlia possa incontrare un giorno per strada gli assassini del padre». In questo momento, nella tragedia di questa famiglia, non c'è posto per il perdono. «Non ci sarà perdono finché non sarà fatta giustizia. Ai rom dico, se avete un briciolo di umanità cambiate, agli assassini di mio fratello dico vergognatevi». «Non lasciateci soli. Fateci vivere nella nostra città, non uccidete Emanuele due volte». Parole che hanno toccato il cuore della città, la cui solidarietà è esplosa in un applauso. «Bravo, giusto, non ce la facciamo più», gridava la gente, richiamata al senso cristiano della vita dal Vescovo Michele Seccia. «Condivido in pieno - ha detto - ma il funerale non deve diventare uno spettacolo. Guardiamo insieme alla Croce, il perdono è l'unica strada». A straziare i cuori la lettera della figlia di Emanuele, letta dalla moglie del giovane. «Con me porterò sempre l'angelo custode che mi farà pensare a te. Sei la mia stella. Ciao papà».
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15/11/2009