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Notizie - Interni Esteri

Esteri

Gheddafi scrive il codice della jihad
e delegittima Osama Bin Laden

Dossier del leader libico mette in difficoltà Al Qaeda. I nuovi orincipi sono stati approvati dai religiosi islamici. Saif al Salim, figlio del colonnello, ha gestito la trattativa.

Gheddafi È la strategia di Gheddafi per disarticolare i gruppi jihadisti. Il colonnello libico riscrive il «Codice della Jihad» e delegittima Al Qaeda. Gheddafi fu tra i primi a comprendere la pericolosità del movimento di Osama Bin Laden. Non fosse che proprio lui fu obiettivo di un attentato dei gruppi libici legati allo sceicco del terrore. Era il 1996 e il leader libico fece richiesta all'Interpol di un mandato di cattura internazionale per Osama Bin Laden. La richiesta fu respinta per il veto di Londra. A quel tempo Gheddafi e la Libia erano nelle black list degli «stati canaglia» e la «questione Lockerbie» era tutt'altro che risolta. Oggi la Libia torna a essere protagonista nella lotta al terrorismo di matrice qaedista con un piano, sottile e articolato, che è portato avanti dallo stesso figlio del colonnello Gheddafi, Saif al Islam, il secondogenito da tempo in prima fila nella gestione del potere nella Grande Jamahiriyya Araba. Il Lifg, il gruppo dei combattenti islamici libici, fa parte del network di Al Qaeda e alcuni suoi esponenti sono saliti ai vertici dell'organizzazione di Bin Laden tanto da ricoprire, oggi, ruoli di primo piano come Abu al Laith al Liby e Abu Yahya al Liby che sono rispettivamente i capi militari di Al Qaeda e di Al Qaeda in Afghanistan.

Gli stessi negli anni novanta dopo, la jihad contro l'Unione sovietica, erano tornati in Libia per organizzare la guerriglia contro Gheddafi. Oggi, dopo una dura repressione, la Libia ha intrapreso una politica di «rieducazione» e di pacificazione con i jihadisti. Stratega è appunto Saif al Islam Gheddafi che con la sua fondazione ha intrapreso da due anni una lunga mediazione con i leader del Lifg detenuti. Primo passo in questo piano la liberazione di numerosi esponenti del gruppo terrorista. L'ultima amnistia è avvenuta lo scorso 14 ottobre: 88 prigionieri liberati dal carcere di Abu Slim. Di questi 43 erano effettivi di Al Qaeda e avevano combattuto in Afghanistan e in Iraq. Il colpo di genio è la trattativa tra il figlio di Gheddafi e il religioso Ali Sallabi. Al centro del «nuovo codice della Jihad», il pentimento di Noman Benotman ex capo del gruppo islamico libico, più volte a colloquio con Bin Laden, arrestato a Londra e poi estradato in Libia nel 2007. Il frutto di questa mediazione è un volume di oltre 400 pagine dove vengono scritte le regole della Guerra santa.

«Studi correttivi», il titolo del documento redatto dai funzionari libici e dai leader dei Combattenti islamici libici. «La Jihad è etica perché è solo per Dio - si legge nell'introduzione. Ciò significa che è proibito uccidere donne, bambini, anziani, sacerdoti, commercianti. I prigionieri di guerra vanno trattati bene». Il rispetto di questo comandamento distingue i buoni musulmani dagli infedeli. Il documento è stato sottoposto alla verifica di eminenti ulema religiosi che lo hanno ratificato. Così il «nuovo codice della jihad» deleggitima lo stesso concetto come lo ha interpretato Bin Laden e la sua organizzazione. Il dossier è ora distribuito tra tutti i detenuti jihadisti in Libia e tra coloro che sono stati liberati in questi giorni.

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14/11/2009

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