Il presidente Barack Obama, fin dalle battute iniziali del suo primo viaggio in Asia da inquilino della Casa Bianca, ha cominciato a seminare il messaggio chiave della sua visita nell'Estremo Oriente, cominciata dal Giappone. Ma il vento di cambiamento soffiato negli ultimi anni nella realtà asiatica e in tempi più recenti nei rapporti tra Washington e Tokyo, dopo l'ascesa al potere del partito Democratico e del premier Yukio Hatoyama, hanno costretto il presidente americano a modulare il suo messaggio per non creare ancora più attrito con il Giappone, dove la questione della presenza militare Usa a Okinawa è argomento esplosivo. Del resto era stato lo stesso Hatoyama a dare fuoco alle polveri con una campagna elettorale impostata (come quella di Obama) sulla parola «Cambio» e sulla revisione dell'accordo sulle basi militari (per un totale di 47 mila soldati) già negoziato nel 2006 e basato all'epoca sul principio del proseguimento della presenza Usa ad Okinawa, anche se con meno soldati e con lo spostamento in un'altra aerea, meno densamente popolata. Così Obama ha ribadito ieri che l'alleanza tra le due maggiori potenze economiche del pianeta (ma ancora per poco: la Cina sta per scavalcare il Giappone) è ancora «il pilastro di sostegno della sicurezza e della prosperità» dell'intera regione asiatica che si affaccia sul Pacifico. Ma è un rapporto che deve essere aggiornato, per adeguarlo alla nuova realtà del XXI Secolo, ha sottolineato Obama. Il presidente Usa ha rassicurato i giapponesi: i due paesi sono«partner alla pari».
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14/11/2009