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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Lunedì a Roma ci sarà il Papa ma non saranno presenti i leader europei. La cifra necessaria per aiutare i paesi in difficoltà ammonta a 44 miliardi di dollari.
Il mondo a raccolta a Roma per combattere la povertà nel mondo, per dare una risposta politica a quel miliardo abbondante di esseri umani che soffrono la fame: questo è l'obiettivo del vertice mondiale della Fao sulla sicurezza alimentare che si apre lunedì a Roma. Ma a leggere la pur provvisoria lista dei leader che hanno accettato l'invito del direttore generale dell'organizzazione delle Nazioni Unite, Jacques Diouf, quello che emerge è l'assenza pressochè completa dell'Occidente.
Mancano insomma proprio i capi di Stato e di governo dei Paesi ricchi, quelli che, in sostanza, dovrebbero mostrare il loro impegno e la loro generosità per finanziare, se non proprio la cifra di 44 miliardi di dollari (cioè gli aiuti necessari al sostegno dei piccoli agricoltori nei Paesi poveri), almeno i 20 miliardi di dollari sulla sicurezza alimentare promessi lo scorso luglio dal G8 dell'Aquila. Ci sarà il papa, Benedetto XVI, a far sentire forte la sua voce con un discorso nel primo giorno di lavori. Ma a Roma non vedremo nè Barak Obama nè Nicolas Sarkozy, così come al momento non è prevista la presenza di Angela Merkel o di Gordon Brown. A rappresentare al massimo livello il G8, il club dei Paesi ricchi, ci sarà solo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che - assente il presidente Giorgio Napolitano impegnato in una visita in Turchia - farà gli onori di casa come premier del Paese che ospita la Fao. Certo tutti i 60 Paesi invitati al summit saranno rappresentati a vario livello.
Ma, vista l'assenza dei Grandi, saranno i «cattivi» del pianeta a rubare ancora una volta la scena: a partire da Robert Mugabe, il contestato presidente dello Zimbabwe considerato «persona non gradita» negli Stati Uniti e odiato in tutto il mondo anglosassone. Ma anche il meno «cattivo» Hugo Chavez - presidente del Venezuela e terrore delle multinazionali per la sua 'manià di nazionalizzare le aziende petrolifere - probabilmente darà spettacolo così come accade ogni volta che gli si concede un palcoscenico internazionale. Poteva mancare quindi Muammar Gheddafi? Il leader libico è ormai di casa a Roma dopo l'accordo raggiunto con l'Italia poco più di un anno fa. La tradizionale tenda beduina non mancherà neanche questa volta: dovrebbe essere piantata in una residenza libica e non più a villa Doria Pamphili come quando venne in visita in Italia lo scorso giugno.
Fabrizio Finzi
14/11/2009