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14/08/2009, 11:21
Se uno ha deciso di seguire la lezione di una materia è naturale che al termine del corso la valutazione conti qualcosa. Ma al Tar del Lazio non la pensano così. Il dibattito è di natura culturale e politica: siamo in un paese dove la magistratura ha deciso di introdurre l’eutanasia.
A volte basterebbe il buon senso. Se uno ha deciso di seguire la lezione di una materia è naturale che al termine del corso la valutazione del rendimento in quella materia conti qualcosa. Basterebbe il buon senso. E quindi se un ragazzo ha seguito per il corso dell’anno le lezioni di religione cattolica, scegliendo la sua famiglia di farlo, come previsto dalla legge, non si vede perché la valutazione del corso non debba entrare nello scrutinio finale.
Ma al Tar del Lazio non la pensano così. Non hanno il buon senso di pensarla così. E quindi pur di entrare a piedi uniti in un dibattito che semmai è di natura culturale e politica, a riguardo dell’insegnamento della religione cattolica facoltativa, vanno contro il buon senso. E invece di fare il tribunale amministrativo, fa il tribunale politico, o peggio, il tribunale culturale. E questo è il tarlo maledetto che rovina l’Italia.
Diciamolo chiaro. Siamo in un paese dove la magistratura ha deciso di introdurre l’eutanasia, dove ora un altro tribunale decide di metter fuori dalla valutazione scolastica e quindi fuori gioco gli insegnanti dell’ora di religione. Dove problemi di portata generale, culturale, politica, vengono trattati e manovrati da persone che - competenti, per carità, di diritto e di amministrazione - dovrebbero attenersi al loro mestiere e invece si mettono a farne un altro. Non essendo delegate a farlo, si mettono a entrare in faccende spinose e discusse a lungo e affrontate con gravità culturale e politica, con il peso di una faziosità ideologica nascosta sotto il bisturi delle loro "grida" di manzoniana memoria, le trovate da azzeccagarbugli. Ad andare contro il buon senso. Forti della presunta, asettica, indiscutibile autorità che viene dall’essere "amministrativi".
Chi scrive non è dei più convinti assertori dell’attuale assetto dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Mi pare importante la condizione di libertà in cui esso viene proposto. E peraltro accolto dalla quasi totalità delle famiglie che, più intelligenti dei tribunali amministrativi a riguardo dell’educazione dei figli, ritengono un valore culturale ed esistenziale qusto insegnamento nella nostra cultura. Si può discutere poi sullo statuto dei docenti. È stato fatto, le autorità competenti e la politica hanno trovato una soluzione che può piacere o meno, ma a cui è lecito e corretto opporsi in sede culturale e politica. Non dal riparo di tribunali amministrativi. Non dalle presunte trincee di scartoffie e di cavilli. Non è serio, non è segno di considerazione della intelligenza della gente. Non è segno di rispetto. Che il Tar del Lazio, in pieno agosto quando è più facile gettar scompiglio e confusione tra le famiglie, se ne esca con un attacco all’insegnamento della religione nella scuola, è un atto politico.
Naturalmente diranno che no, si tratta di rispondere a degli esposti, che questi sì, sono atti politici a cui i signori del tribunale offrono solo la vidimazione amministrativa. Insomma, ritireranno la mano dopo aver tirato la pietra. E soprattutto, ancora una volta, l’attacco al buon senso in nome della ideologia produrrà disorientamento nelle famiglie, nei ragazzi, nella scuola. Proprio quello di cui c’era bisogno.
Davide Rondoni
14/08/2009