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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

E' durata venti minuti la feroce e mortale aggressione dell'assassino. L'accusa è convinta della veridicità della perizia.
Prima poteva essere un martello, poi una mazzetta da muratore: certo che l'ultima ipotesi, suffragata da una superperizia, fa capire quanta confusione alberghi al processo sull'omicidio di Chiara Poggi: infatti, per l'accusa l'arma sarebbe un grosso paio di forbici da sarto. Un'aggressione realizzata in venti minuti, secondo il medico legale Lorenzo Varetto che ha firmato, insieme ai colleghi Fabrizio Bison e Carlo Rubino, la perizia super partes chiesta dal giudice delle indagini preliminari di Vigevano, Stefano Vitelli prima di emettere la sua sentenza.
Per la prima volta ieri, in un'udienza interlocutoria, si è affrontato apertamente il mistero dell'arma con cui Chiara è stata massacrata. Una novità contenuta in una consulenza che il pm Rosa Muscio ha affidato al medico legale Marco Ballardini. È lui, l'esperto che ha eseguito l'autopsia sul corpo della 26enne a indicare, senza dubbi, l'arma mai trovata. Insieme con l'ex direttore dell'istituto di Medicina legale di Pavia, Giovanni Pierucci, ha analizzato le ferite riportate sulla testa della vittima. Si tratta di un'arma con «stretta superficie battente, spigolo molto netto, presenza di punta» aveva scritto nell'autopsia. Per uccidere Chiara era stato usato un oggetto «in grado di causare un decesso pressoché immediato».
Nella dinamica, quella del 13 agosto del 2007, è un'aggressione che coglie Chiara di sorpresa al punto che non ha neanche il tempo di accennare una difesa. Un'azione messa segno, precisa l'esperto super partes «in venti minuti». Il film della sequenza è feroce e sistematico: l'assassino colpisce Chiara vicino alle scale che portano al primo piano, poi trascina il corpo e infierisce sui gradini che portano in cantina. È qui che la violenza esplode: il killer si accanisce fino a sfondarle la nuca. C'è da ricordare come a lungo i sospetti siano stati indirizzati verso un oggetto pesante, come un martello da carpentiere che sarebbe sparito da casa Poggi.
Lo scontro resta anche sull'orario della morte. «In mattinata», non si spingono oltre i consulenti nominati dal giudice. Un'affermazione che lascia spazio a tutte le teorie. Impossibile sostenere che Alberto non abbia ucciso Chiara alle 9, prima di accendere il suo computer portatile. Difficile ammettere che possa averla ammazzata dopo: dalle 9,36 alle 12,20 salva la sua tesi di laurea ogni due minuti.
Neanche il materiale trovato sui pedali della bicicletta di Alberto mette d'accordo gli esperti, anche se il numero di cellule della vittima, circa 20mila, lascia ipotizzare che quella traccia sia stata lasciata poco prima del delitto. Materiale cerebrale, ma anche semplice muco nasale non databile. Intanto, da analizzare restano le impronte dell'imputato miste al dna della vittima trovate sul dispenser nel bagno della villetta e l'essiccamento delle macchie di sangue sul pavimento di casa Poggi.
Marino Collacciani
05/11/2009