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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Notizie - Interni Esteri

Pakistan diviso tra buoni e cattivi

Il terrore torna a scuotere con virulenza l'Af-Pak, quell'unico continuum strategico tra Pakistan e Afghanistan ormai comunemente entrato anche nel discorso pubblico.

Nello stesso giorno un'autobomba è esplosa nell'affollato mercato di Peepal Mandi di Peshawar provocando la morte di oltre 100 persone, mentre un commando ha assaltato la foresteria del personale ONU di Kabul uccidendo sei funzionari. Questi due episodi sono solo gli ultimi di una lunga scia di sangue che sta attraversando i due paesi ormai da mesi. In Pakistan, nel solo mese di ottobre, le azioni e gli attacchi condotti dal Teherik e-Taliban (i talebani pachistani) di Hakemullah Meshud e dai gruppi radicali pachistani vicini ad Al Qaeda, hanno provocato più di 200 morti. Questa strategia costituisce la risposta alla massiccia campagna militare lanciata dall'Esercito pachistano nel Waziristan del Sud a partire dal 17 ottobre. L'offensiva mira a colpire soprattutto la tribù dei Meshud, il vero nerbo del movimento dei talebani pachistani, ma tiene fuori la tribù dei Wazir con la quale lo stesso Esercito pachistano ha firmato degli accordi di "non belligeranza". La situazione è allora quanto meno complessa perché da un lato se Islamabad combatte alcuni talebani, dall'altro, con "altri" talebani, stringe accordi, attenendosi alla classica equazione strategica, che regola la propria politica di sicurezza sul fianco nord, "talebani buoni" "talebani cattivi". I primi sono quelli, come appunto i Wazir o la rete di Haqqani, che attaccano le truppe di ISAF ed americane in Afghanistan, ma non toccano obiettivi pachistani, i secondi sono invece quelli che attaccano di preferenza obiettivi pachistani. Se Islamabad piange, Kabul certo non ride. L'attacco di ieri contro l'ONU era in qualche modo atteso. Il ballottaggio per le elezioni presidenziali del resto rappresenta un'occasione molto ghiotta per la guerriglia afgana per dare ulteriore risonanza alle proprie iniziative. Nella rivendicazione regolarmente arrivata alle agenzie, i talebani hanno affermato che questo è solo il primo attacco che accompagnerà Kabul verso la nuova prova elettorale. Una prova elettorale che Karzai non voleva, certamente per spirito di conservazione, ma anche per non offrire un ulteriore motivazione alla guerriglia per alzare la soglia dello scontro. E così mentre le due capitali, Kabulò e Islamabad, si dibattono nelle loro ambiguità, Al Qaeda, talebani ed alleati sembrano marciare e colpire all'unisono per portare instabilità e creare le premesse per il sogno di sempre: la creazione di un grande califfato islamico nell'Asia Meridionale. * Presidente Ce.S.I.

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29/10/2009










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