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    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Notizie - Interni Esteri

I familiari raccontano in un libro

Paparelli trent'anni dopo

Il 28 ottobre 1979 Vincenzo Paparelli veniva ucciso all'Olimpico da un razzo sparato dalla curva sud. A trent'anni dal folle gesto il figlio e la vedova raccontano la tragedia in un libro intitolato "Cuore tifoso".

I primi soccorsi a Vincenzo Paparelli Pubblichiamo uno stralcio del libro «Cuore tifoso» di Maurizio Martucci in uscita nei prossimi giorni.

Ore 13:30 dopo pochi minuti, quel ragazzo di 18 anni con l'orecchino al lobo dell'orecchio adagiò nuovamente sul marmo della Curva Sud un secondo razzo, Stessa procedura.Stessa direzione. Tolta la sicura, anellino sganciato. Uno, due, tre secondi. E poi via. Ancora una scintilla, ancora un sibilo sordo. L'ordigno emise un segnale verosimilmente insonorizzato. «Fuummm...» Partì ancora dalla zona in basso della Sud. Scia verde scura, acquistando velocità. Prima 40, poi 50, infine addirittura qualcosa come 80 chilometri orari.

Una parabola orizzontale. Superò la pista di tartan d'atletica leggera. Oltrepassò poi la prima porta del campo. La traiettoria subì uno spostamento, probabilmente per colpa di una corrente d'aria, una folata di vento. Il razzo fece zig-zag, volteggiando per circa 200 metri e si avvicinò spedito sulla Curva Nord. Cinquanta metri. Puntò la prima fila delle panche di legno, dirigendosi davanti l'ingresso numero 57, dov'erano i miei genitori. Mia madre era seduta proprio lì.. Mio padre le era affianco, seduto dopo aver sgranocchiato qualche bruscolino. Fu un attimo. Di soprassalto. Un colpo. Un fragore inatteso.

«Tumffff....» Mia madre udì un tonfo. Un rumore sordo e netto che di scatto gli fece girare la testa verso papà. Improvvisamente un lampo ad illuminare tutto. Fumo, tanto fumo. Si stava voltando. Mentre il suo viso doveva ancora completare la rotazione, fece in tempo a dire: «Hai sentit...». Mamma non riuscì a finire la frase. «Tumffff....», quel tonfo sordo era la morte. Aveva impattato sul viso di mio padre. Straziandolo. Vanda Del Pinto ricorda: «Mi guardavo intorno e dicevo: "È tutto tranquillo oggi, non c'è tanta confusione". Ridevamo e scherzavamo. Lui mangiava i bruscolini, poi verso l'una e mezzo avevo lo sguardo rivolto intorno alla scenografia e ho sentito un tonfo. Mi sono girata verso mio marito per dirgli: "Hai sentito?" Quando mi sono girata ho visto mio marito con un razzo nell'occhio. A quel punto l'istinto è stato di prenderlo e toglierlo. E mio marito, quando ho tolto il razzo, è andato giù. E poi...».

Mia madre si ustionò una mano nel tentativo di toglierli il razzo dall'occhio sinistro. Al momento del violento impatto, si era acceso di un'abbagliante luce rossa. Spinta da impulsivo coraggio e da una comprensibile forza della disperazione, d'istinto riuscì a levargli una parte del razzo. Un'altra gli rimase conficcata nell'orbita, con la testa ormai fumante. Intorno ai miei genitori si generò il fuggifuggi. Batticuore, smarrimento. Panico diffuso. Gente terrorizzata. Caos generale. Gente che scappava da tutte le parti.

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22/10/2009

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