| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Tanti amici a Sant'Andrea delle Fratte per i funerali di Maria Angiolillo. Nel saluto commosso di Gianni Letta il ritratto di una donna che ha avuto un ruolo insostituibile a Roma e nel Paese.
«Maria ci siamo tutti, nessuno è arrivato tardi, era una cosa che ti faceva trepidare e che difficilmente perdonavi». Così Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del consiglio, ha ricordato Maria Angiolillo salutandola per l'ultima volta nella chiesa di S. Andrea delle Fratte, inondata di fiori bianchi, i suoi preferiti. La stessa chiesa dove nel 1973 si celebrarono i funerali del senatore nonché fondatore de Il Tempo, Renato Angiolillo, a due passi dal Villino Giulia, sulla rampa Mignanelli, dove per anni nel suo salotto si sono riuniti politici, protagonisti del mondo economico e culturale e giornalisti. Il cardinale Giovanni Battista Re, che ha celebrato i funerali insieme con il parroco don Luigi Lia, nell'omelia ha ricordato Maria come una «credente, che amava fare del bene, che aveva favorito incontri e relazioni con personaggi del mondo giornalistico, culturale economico e diplomatico. E anche della politica, ma prescindendo da ogni forma di schieramento. Maria, soprattutto una donna di fede».
E gli amici di quelle serate, cordiali e soavi che lasciavano fuori dalla porta un «paese imbarbarito», si sono ritrovati al suo funerale, commossi, increduli, qualcuno smarrito. Nelle prime file, vicino al figlio Marco e al nipote Andrea, alle sorelle Nuccia e Lina e al fratello Giuseppe, Francesco Caltagirone Bellavista, Gianni Letta, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, Pippo Baudo. E subito dietro, i ministri Altero Matteoli, Claudio Scajola e Stefania Prestigiacomo, Maurizio Gasparri, una triste Giustina Destro, l'inconsolabile Giuseppe Consolo on la moglie Natasha e la figlia Nicoletta Romanov, Franco Carraro e la moglie Sandra, designata dallo stesso Letta, l'«erede di Maria», Mario D'Urso, Alberto Menarini, il presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta, Giuseppe Ciarrapico, Antonio Catricalà, in lacrime la stilista Lella Curiel e le sorelle Fendi, lo scultore Igor Mitoraj, Carla Martino, Daniela Memmo D'Amelio, Valeria Licastro Scordino, Edwige Fenech, Raffaella Leoni, Gloria Venturi, Sonia Raule e Franco Tatò, Marisela Federici, Elettra Marconi, il premio Oscar Dante Ferretti, Branko e molti amici di Montecarlo, dove donna Maria amava trascorrere le vacanze estive. A rappresentare la nobiltà romana, la marchesa Livia Pallavicino, la principessa Nicoletta Odescalchi, il principe Carlo Giovanelli.
E poi «consorti» famose: donna Vittoria Leone, Assunta Almirante, Franca Ciampi, Maria Pia Fanfani. E ancora Bruno Vespa e consorte, Cesara Buonamici, Clemente Mimun, Roberto D'Agostino, l'editore del Il Tempo Domenico Bonifaci con la compagna e il direttore Roberto Arditti, Ferruccio de Bortoli, Mauro Mazza, Antonio di Bella e Stefano Folli. Presenti anche parecchi giornalisti e tipografi di Palazzo Wedekind. Il sottosegretario Letta, che fu il successore di Angiolillo alla guida del nostro quotidiano, nel suo lungo saluto al termine della cerimonia, ha voluto sottolineare l'umanità e la personalità di donna Angiolillo, criticando chi l'ha sempre definita, in tono negativo, la «regina dei salotti» perché «lo spirito a casa di Maria non era quello del chiacchiericcio e dell'inciucio dei potenti. Lei stessa in una delle rare interviste disse «da me non si fa politica, il lusso più grande è l'amicizia vera unita al gusto di capire. Era questo il valore della sua opera e il merito del suo prodigarsi. Le dobbiamo essere grati un po' tutti». Per questo, ha concluso Letta, «Maria ha esercitato un ruolo insostituibile nella vita pubblica, non nella politica, che mancherà al Paese».
Sarina Biraghi
17/10/2009