Dai gironi infernali di piccoli appartamenti di periferia. Voci spezzate dalla paura. Voci che dopo aver trovato il coraggio di comporre il numero dell'Acmid hanno avuto un'altra chance di vita. Fatma che viene dal Sudan, sfuggita più volte alla morte. Sposa bambina ritrova la vita quando la guerra le uccide il marito-padrone e fugge in Italia dove però trova un altro sposo aguzzino. La storia di Amina che vive a Torino e chiama disperata perché il marito la picchia e sempre più violentemente dopo che l'ha costretta ad accettare una seconda moglie più giovane. Amina finisce in ospedale e gli operatori sanitari hanno chiamato il numero verde dell'Acmid. Il marito viene arrestato ma lui si difende: «Sono donne mie, ne faccio quello che voglio». Samira invece «è troppo occidentale» così il marito la tiene legata a casa e la violenta. I vicini avviseranno i carabinieri e lei ora vive in un'abitazione protetta. Mounia voleva essere libera di integrarsi. Ha rifiutato l'imposizione del velo e il padre l'ha picchiata per giorni finchè una sera l'ha trascinata in un bar e l'ha esposta al pubblico ludibrio. E ancora Fatima che a Trento vive sotto falso nome dopo essere sfuggita al marito che la seviziava. Dopo il processo il marito è tornato libero e lei ha dovuto nascondersi. Storie di sopravvissute che hanno trovato il coraggio di ribellarsi. Ma ci sono tante altre storie senza lieto fine e che non arrrivano sui giornali. È il caso di Bouchra, 24 anni, uccisa a Verona, a coltellate, dal marito perché si rifiutava di portare il velo e viveva da occidentale, come faceva già in Marocco; Kabira, 28 anni, accoltellata a morte dal marito. Esibiva abiti occidentali e offendeva l'Islam; Darin Omar, uccisa dal marito perché si era fatta «scandalosamente» assumere in un call-center; Amal, 26 anni, investita dal marito perché voleva recarsi dal parrucchiere; Sobia, avvelenata dai familiari, perché non si dimostrava sufficientemente sottomessa. Mau.Pic.
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13/10/2009