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l'intervista

Santanchè: "Approviamo una legge
per vietare il burqa"

La leader del Movimento per l'Italia aggredita durante una manifestazione per le donne. La Comunità islamica ha smentito.

Daniela Santanchè, leader del Movimento dell'Italia, insultata e aggredita mentre sta protestando contro l'uso del Burka davanti al Teatro Ciak, alla Fabbrica del Vapore di Milano «Il Movimento per l'Italia voleva manifestare pacificamente, ma io sono stata aggredita». Lo ha raccontato Daniela Santanchè che ieri è stata picchiata a Milano nel corso di una manifestazione per chiedere il rispetto dei diritti delle donne musulmane e della Legge Reale del 1975.


Onorevole Santanchè, cosa è successo nel corso della manifestazione del Movimento per l'Italia?
«Ero con i sostenitori del Movimento per l'Italia, nel giorno della fine del Ramadan, perché volevamo chiedere il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta a chicchessia di circolare sul territorio nazionale con il viso coperto. Abbiamo organizzato questa manifestazione con la migliore delle intenzioni, con spirito di dialogo civile. Non avevamo affatto intenzione di provocare nessuno. Ad un certo punto ci siamo trovati di fronte ad un tafferuglio, sono volate parole grosse. Mi hanno detto testualmente: "puttana", "fanno bene ad ucciderti....", "sei morta!". Dopo tutta questa serie di insulti, questi uomini molto agitati ci sono venuti incontro. Subito dopo la manifestazione sono andata al Fatebenefratelli dove mi hanno dato una prognosi di 20 giorni. Intanto, i miei aggressori hanno continuato a sostenere che non era successo nulla».


La Comunità islamica ha smentito che lei abbia subito un'aggressione e l'Ucoii sostiene che lei ha provocato andando a questa manifestazione con degli «squadristi».
«Non mi stupisco delle affermazioni dell'Ucoii, che è l'organizzazione più estremista del mondo islamico. Sono loro che non hanno voluto firmare la Carta dei valori sulla parità dei diritti tra uomo e donna. Mi stupisco che in Italia facciano parlare personaggi come il Presidente dell'Istituto islamico di viale Jenner a Milano Abdel Shaari, che lo scorso anno fu cacciato dall'Egitto in qualità di ospite non desiderato. Sono sorpresa che in Italia parlino gli estremisti, i fondamentalisti che vengono a darci lezioni di democrazia. Questo lo trovo inaccettabile. Credo che non si debbano formare dei califfati che si sottraggono alla nostra giurisdizione. Io sono sempre stata a fianco delle donne musulmane. Lo ero quando hanno ucciso Hina due anni fa e perché voglio combattere per loro una battaglia di libertà. Sono convinta che nessuna donna nel mondo mette il burka per convinzione perché si tratta di un simbolo di oppressione».


Crede che oggi i rapporti con il mondo islamico stiano peggiorando dopo alcuni recenti fatti di cronaca e l'inasprimento delle norme sull'immigrazione?
«Mi auguro che in Italia venga ben presto venga approvata una legge che vieti il burqa, come è accaduto in Francia o che almeno venga applicata la legge 152 del '75. E che si capisca che, da parte di alcuni esponenti del mondo islamico, non c'è il dialogo ma solo l'aggressione. La mia paura è che la nostra cultura stia arretrando. Non possiamo permetterlo».
 

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Lanfranco Palazzolo

21/09/2009

  • 21/09/2009 22:27 Orlando
    Questa e' la democrazia dei musulmaniCammello,turbante e burqa mai in Europa.Onore a chi combatte contro l'oppressione delle donne.Dove sono le organizzazioni partigiane,le femministe e i difensori dei diritti umani?
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