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Dieci anni per fermare a 2 gradi l'aumento della temperatura

Scienziati scettici sulle promesse dei leader: «Servono accordi precisi»

dall'inviato Fabio Perugia VENEZIA Limitare il riscaldamento globale a due gradi centigradi è un'impresa, quasi, impossibile. L'accordo sul clima del G8 non convince gli scienziati, anche se «dobbiamo guardare con spirito positivo alle posizioni di principio assunte dai leader mondiali in tema ambientale», dicono. Duecento professori studiosi dei mutamenti climatici, arrivati da ogni angolo del Pianeta, hanno dato il via tra i canali di Venezia, con un intervento del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ai lavori del quinto rapporto del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc). Lavoreranno per dare una risposta scientifica al fenomeno del global warming. Dati attendibili saranno resi noti solo nel 2013. Ma «l'invasione» di anidride carbonica non attende. E su quanto si sono detti i Grandi leader all'Aquila hanno già le idee chiare. «L'impegno politico sui 2 gradi centigradi - spiega Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici - è impegnativo. È un obiettivo difficile da raggiungere. Per rispettare le promesse dovremmo assistere a una brusca frenata dell'emissione di gas serra. Bisognerebbe affidarsi a tagli di Co2 molto più alti». Nella pratica, aumentando ogni anno la concentrazione di anidride carbonica nell'aria, si raggiungerebbe l'obiettivo dei 2 gradi con zero emissioni. «Se guardiamo oggi ai ritmi di crescita delle emissioni - spiega Riccardo Valentini, direttore della divisione Impatto del clima sull'agricoltura, foreste e risorse naturali del Cmcc - è difficile essere positivi». Anche per il professor Carlo Carraro «le possibilità di fermare l'aumento a 2 gradi sono limitate». Servirebbero dieci anni di tempo per fermare a 2 gradi la soglia di aumento della temperatura. Una speranza è riposta proprio nei Paesi in via di sviluppo. «La loro economia deve crescere - dice Valentini - partendo dalle tecnologie pulite. Per questo credo che un accordo sul clima sia efficace solo all'interno dell'Economic Forum». Intanto si avvicina la conferenza Onu sul clima, che si svolgerà a dicembre a Copenaghen, dove verranno ridefiniti gli obiettivi dei Paesi per combattere l'effetto serra. Molto dipenderà dall'approccio degli Stati Uniti, spiega il professor Navarro. Ma «serviranno proposte veramente innovative»: probabilmente non si concluderà nulla e per ottenere dei risultati si rimanderà tutto a una conferenza-bis. Più fiducioso è Valentini: «Sicuramente quella del G8 è una dichiarazione sul clima troppo vaga. A Copenaghen serve un accordo politico preciso, che s'impegni a dettare una linea occupandosi di ogni particolare. Chiusa la conferenza, si passi subito la palla ai tecnici che con due anni di intenso lavoro riusciranno a produrre risultati concreti». Che l'effetto serra sia una questione da affrontare seriamente, sia politica che scienza non sembrano dubitarne. Le dichiarazioni del G8, però, non confortano gli addetti ai lavori. Lo scenario, comunque vada, parla di una temperatura in aumento di 2,2-2,3 gradi. La soglia dei 2 gradi però è di fondamentale importanza, in quanto andando oltre aumenterebbero siccità, fame, estinzione di specie vegetali e animali con la perdita di biodiversità. «Certo - riflette Valentini - l'uomo è un essere che si adatta a ogni situazione. Viviamo tra i ghiacci e nel deserto, non dimentichiamolo. È certo, però, che il nostro stile di vita potrebbe essere modificato». Se la temperatura dovesse salire di oltre 3 gradi, tra i due e i tre miliardi di persone saranno colpite da siccità. In Europa meridionale la disponibilità di acqua sarebbe ridotta fino a un terzo, ci sarebbe una notevole diminuzione della produzione dei cereali alle basse latitudini, una pressione enorme sui servizi sanitari, e più rischio di estinzione di specie a livello planetario.

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14/07/2009










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