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in permesso assaltano portavalori

Condannati, ma liberi di rapinare

Ergastolani in permesso premio all'assalto di furgoni portavalori. Dovevano stare in carcere, condannati all'ergastolo, ma la banda di criminali in stato di semilibertà ha attaccato un blindato a Gaeta.

La banda è stata bloccata al termine di un lungo inseguimento sulla via Pontina, all'altezza di Pomezia Rapinatori in nome della legge. Una condanna all'ergastolo per aver ucciso durante l'assalto a un furgone blindato nel 1991. Ed eccoli, dopo appena 18 anni, ancora in strada armi in pugno a rapinare portavalori. Oggi come ieri certezza della pena: zero. Questa volta però non si tratta di un caso isolato. La banda caduta in trappola dopo l'assalto a un portavalori, ieri mattina lungo la via Flacca vicino Gaeta, era composta da tutti pregiudicati con pesanti condanne alle spalle. Due addirittura in licenza premio. Una paranza di banditi usi alla sparatoria facile che in passato ha colpito duro. Il capo della banda Luciano Febi, 54 anni, era stato coinvolto in una rapina nel 1991 a Castel Madama, vicino Roma, durante la quale era stata uccisa una guardia giurata.

All'epoca con lui c'era il cugino Mario, 53 anni, ed entrambi godevano della licenza premio. Semilibertà e licenze: benefici della Legge Gozzini. Così rapinatori, assassini, stupratori e terroristi possono tornare liberi dopo aver trascorso appena qualche anno di carcere. In tanti hanno provato a mettere riparo a questa anomalia grazie alla quale in molti approfittano dei permessi per rapinare o fuggire. Solo alcuni trovano la strada per il reinserimento. La realtà di ogni giorno, ne sanno qualcosa carabinieri e poliziotti, è che le «bande di semiliberi» scorrazzano razziando furgoni portavalori e facendo assalti alle banche. Chi non ricorda il caso del brigatista rosso Giovanni Piancone, 57 anni, condannato all'ergastolo per sei omicidi, che un giudice di sorveglianza di Torino rimise in semilibertà? In quelle ore fuori dalla cella Piancone se ne andava a compiere rapine in giro per l'Italia tornando poi in cella ogni sera.

Poi a Siena, due anni fa, Piancone dopo l'ennesimo colpo a una banca fu catturato. Non è la prima volta che rapinatori killer sono «semiliberi». Spesso con intrecci tra criminali comuni e terroristi, vedovi dell'ideologia ma impegnati a fare cassa con rapine o con il traffico di droga. Episodi eclatanti o meno. Come quel pregiudicato milanese finito in manette a Roma un mese fa dopo aver fatto un colpo a una farmacia al Tuscolano. E come non dimenticare ancora Giuseppe Setola, il feroce killer dei Casalesi che lo scorso anno ha seminato morti per la provincia di Caserta. Era libero perché stava diventando «cieco»: almeno così aveva diagnosticato un medico.

Uscito di galera ha imbracciato il kalashnikov e si è messo a dettare la sua legge a raffiche di mitra a Casal di Principe e lungo la Domiziana seminando cadaveri. Un lungo elenco di criminali tornati in libertà grazie alla generosità dello Stato ricambiata a colpi di mitra. Non si può dimenticare Lorenzo Bozano all'ergastolo per aver rapito e ucciso una ragazzina e poi dopo 18 anni di cella eccolo libero ad allevare polli. E a molestare altre bambine. Si fa tanto parlare di sicurezza e questa è la risposta. Una certezza della pena che ancora non esiste nonostante le tante parole dei politici.

La realtà è davanti agli occhi di tutti. I delinquenti in libertà non sono solo quelli fuori dal carcere grazie all'indulto ma i tanti che usciti dalla prigione in permesso indossano il passamontagna e riallacciano i rapporti con i vecchi compari. Non solo. Sono anche tutelati perché la sera sono di nuovo dietro le sbarre e, in qualche modo, hanno un alibi. Non c'è solo la paura e lo sgomento di chi subisce poi le aggresssioni. C'è il dramma delle vittime dei reati precedenti che si sentono doppiamente colpiti. E delusi dallo Stato e dalle Istituzioni.

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Maurizio Piccirilli

07/07/2009

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