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proteste nello Xinjiang

Cina, scontri etnici: 140 morti

È di 140 vittime e oltre 800 feriti il nuovo bilancio delle violenze di ieri ad Urumqi, capitale della regione cinese del Xinjiang. Secondo l'agenzia ufficiale Nuova Cina sono stati effettuati "centinaia" di arresti.

Gli scontri nello Xinjiang Sono sfociate nel sangue le proteste dei musulmani uighuri nello Xinjiang. Secondo l'agenzia ufficiale cinese Xinhua, negli scontri sono morte 130 persone e 816 sono rimaste ferite. Ma il bilancio potrebbe anche essere più pesante: l'agenzia France Press, parla di 140 vittime. Centinaia gli arresti ammessi dal governo. Le proteste, alle quali -secondo diverse fonti -hanno partecipato tra le 1.000 e le 3.000 persone, sono avvenute nel pomeriggio di ieri, domenica a Urumqi, capitale della regione autonoma dello Xinjiang.

La rivolta era iniziata in maniera pacifica, con una marcia di circa 300 giovani uighuri, che manifestavano per la morte di due membri dell'etnia in una fabbrica di giocattoli a Canton, nel sud della Cina, e che erano stati accusati di aver violentato una giovane. Ma sono intervenute le forze di sicurezza e a quel punto sono iniziate i violenti scontri. Lo Xinjiang è  una spina nel fianco del gigante asiatico. Il governo cinese da decenni governa con il pugno di ferro la minoranza uighura (circa 10 milioni di persone delle 20 che abitano nello Xinjiang) e accusa i gruppi indipendentisti di terrorismo.

Alcune immagini delle sanguinose proteste che erano circolate nelle ultime ore su Internet sono immediatamente state censurate. Intanto il bilancio delle vittime è  salito ad almeno 140 morti e "continua a crescere".  Oltre 800 i feriti, mentre la polizia avrebbe arrestato diverse centinaia di persone e starebbe dando ancora la caccia a decine di "figure chiave".
 

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06/07/2009

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