| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
Lo stupratore mascherato è l'ultimo rovello per il questore di Roma, Giuseppe Caruso, e la Squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi.
Dottor Caruso, finora il violentatore ha commesso qualche errore?
«Pochissimi».
Per esempio?
«Ha lasciato tracce biologiche, abbiamo la sua identità genetica».
Impronte digitali? Mette i guanti?
«Non calza guanti e non ha lasciato impronte digitali».
Aveta già una rosa di sospettati?
«Non ancora».
Lui ha agito alla Bufalotta e a Tor Carbone, zone distanti tra di loro. Questo vi ha portato a immaginare la sua attività, che magari conosca queste zone perché ci ha lavorato?
«Stiamo lavorando per definire un profilo psicologico, ma non si è arrivati a questo punto. Comunque lo stupratore è romano, è ovvio quindi che conosca la Bufalotta e Tor Carbone, la distanza tra le due zone non mi sembra un dato di particolare importanza».
Non ha insospettito neppure il fatto che agisca sempre nei garage?
«Si vedrà quale valenza avrà questo elemento. La polizia sta facendo tutto il possibile per acciuffarlo, gli investigatori stanno lavorando 24 ore su 24. Più di così non si può fare, glielo assicuro».
Avete messo in campo delle poliziotte-civetta?
«Stiamo facendo tutto il possibile, quello che umanamente si può fare».
In base agli elementi sinora raccolti, può dire se si muove in moto o in macchina?
«Non posso rivelare gli indizi di cui disponiamo. Ma non è certo che mezzo impieghi per spostarsi da una parte all'altra».
Avete ricevuto segnalazioni da parte dei cittadini?
«Qualcuno ha chiamato, un gesto davvero apprezzabile».
Lo stupratore sembra molto sicuro di sé. Crede che stia sfidando le forze dell'ordine? Cosa gli direbbe?
«Gli direi di costituirsi subito. Non credo che ci stia sfidando. Al contrario, ritengo che non faccia niente per essere determinato. Lascia traccia biologiche non per provocazione nei confronti delle forze dell'ordine, sentendosi invincibile, ma perché sopraffatto dalla sua patologia, che lo porta a perdere a sfogarsi. Lo prenderemo».
Fabio Di Chio
06/07/2009