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indagine complicata

Roma, è caccia allo stupratore
Segue sempre lo stesso rituale

Roma, al setaccio degli investigatori della Mobile la dinamica delle violenze alla Bufalotta e a Tor Carbone.  Secondo alcuni testimoni era un tipo robusto, palestrato.

Il garage dove è avvenuto lo stupro di Roma a via Tor Carbone. Nel tondo le scarpe della ragazza violentata "Stai calma, non ti farò del male, stai calma". Tranquillizza così le sue vittime mentre le violenta. Potrebbe essere questa la «firma» del serial stupratore «gentile» della Capitale. Potrebbe essere questo l'autografo comportamentale che custodisce la soluzione per arrivare a smascherarlo. Gli investigatori della Squadra mobile di Vittorio Rizzi in queste ore stanno esaminando nei minimi dettagli il modus operandi del violentatore mascherato. Stanno passando al setaccio il suo modo di agire, le parole che dice come una cantilena ossessiva alle sue vittime mentre abusa di loro. In questo rebus criminale la differenza più che mai la fa il particolare. Secondo il racconto delle vittime pare che il violentatore ripeta con insistenza proprio la frase «Stai tranquilla, non ti farò del male».

«In effetti - spiega la criminologa e direttrice del Centro europeo di psicologia, investigazione e criminologia, Chiara Camerani - questa frase potrebbe essere la sua firma. Ripeterla alle vittime rivelerebbe una certa educazione, manifesterebbe un rispetto di fondo per le donne, ma al tempo stesso una inadeguatezza sociale. Gli altri uomini arrivano ad approcciare con l'altro sesso attraverso il corteggiamento, lui no. Non ci riesce. E allora violenta. Un tipo così - continua Camerani - non rientra nel profilo dello stupratore sadico, ma in quello gentile. Probabilmente il suo senso di inadeguatezza lo porta a svolgere un lavoro solitario. Nonostante la sua età di 30-40 anni forse vive ancora con i genitori.

Non è stupido: sa organizzarsi, sa bloccare le cellule fotoelettriche dei garage, usa il nastro per bloccare e chiudere la bocca delle sue preda e il coltello per minacciarle, e scappa un fatto andato storto potrebbe compromettere lo stupro». Sinora dello stupratore si sa che aspetta le donne all'esterno dei garage, le ghermisce alla spalle quando sono scese dall'auto parcheggiata, tappa loro la bocca col nastro adesivo grigio e non mostra il volto mascherandosi con un caschetto di tessuto scuro. I casi presi in considerazione dall'analisi degli investigatori sono uno stupro avvenuto ad aprile a Tor Carbone, quello della giornalista la notte del 2 giugno alla Bufalotta, e la violenza del 3 luglio alla studentessa, ancora a Tor Carbone.

Alla lista però si aggiungono le tentate violenze organizzate allo stesso modo: a ottobre 2008 alla Bufalotta ai danni di una donna di 54 anni che ha reagito colpendolo con una ginocchiata ai genitali, a maggio a Tor Carbone e ancora nella stessa zona su una poliziotta due ore prima dello stupro della studentessa. A maggio è stato un inquilino che era in balcone ad aver visto lo stupratore sbucare dietro un'auto e seguire la ragazza mentre scendeva in garage. «Lui sembrava un tipo palestrato», una sagoma che è stata vista anche alla Bufalotta.

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Fabio Di Chio

06/07/2009

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