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Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede critica chi vede nell'immigrazione "un'invasione dalla quale bisogna difendersi".
Il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, Mons.Agostino Marchetto si dice "triste e dispiaciuto" per l'approvazione in via definitiva del ddl sicurezza. Una nuova legge che porterà "molti dolori e difficoltà" agli immigrati,dice il numero due sull'immigrazione del governo vaticano. Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede invece che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede critica chi vede nell'immigrazione "un'invasione dalla quale bisogna difendersi".
In materia di immigrazione l' autorità dello Stato a stabilire le modalità di entrata e permanenza sul proprio territorio, è vincolata «dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona» e la convinzione che «tutta l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli, che tendono alla solidarietà reciproca». Ciò significa che i «i diritti umani fondamentali, garanti della dignità della persona, devono essere pienamente assicurati. Analogamente va detto per i doveri, che tutti devono assumersi per garantire la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace». È quanto afferma il Presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, mons. Vegliò, in un editoriale pubblicato sul numero di luglio-agosto della rivista dei gesuiti «Aggiornamenti sociali».
In termini generali, mons. Vegliò pone una domanda di fondo rispetto al fenomeno migratorio: «Si tratta di un'invasione dalla quale bisogna difendersi? Oppure i poveri hanno il diritto, appunto perchè poveri, di bussare alle porte delle società benestanti?».Secondo il responsabile vaticano per le migrazioni è poi necessaria «l'istituzione di un ordinamento giuridico internazionale, che stabilisca un'effettiva condivisione di responsabilità tra i Paesi di partenza, transito e destinazione» dei migranti, in modo che «nessuno sia lasciato solo nel gestire le difficili situazioni che inevitabilmente si creano».
02/07/2009